• di Enzo Bollani – Pare che il 21 sia il numero fortunato, e non solo secondo me.
    Certo, io sono stato il primo, e questo è un dato inequivocabile, scritto, dimostrabile, tracciabile, financo potabile.
    Siccome è difficile discernere tra notizie vere e i comunicati stampa trasformati in notizia, stavolta mi espongo, come non ho ancora fatto nel corso di questo primo anno di Ultramobile, sulle pagine online della testata più letta di Reggio Calabria, città che peraltro ho scelto per la progettazione delle Bollani e che, un domani spero non troppo lontano, ospiterà una linea di assemblaggio.
    È questione di tempo.
    Ed è questione di tempo su tutti i fronti, se è vero, come è vero, che il Lusso debba sempre essere dispari, come le margherite di uno che conosco, e che girava in Ferrari Daytona, in uno dei migliori film scritti da Maurizio Costanzo.
    Parlo di Adriano Celentano, in “Culastrisce nobile veneziano”, un film basato sul valore del fake.
    Il numero 21 è balzato agli onori delle cronache del Lusso, ultimamente, con un progetto che stimo ma che non mi ha convinto del tutto: la Lancia Delta ridisegnata, reinterpretata da Amos.
    Innanzitutto, a partire dal nome: perché Futurista? In cosa richiamerebbe il Futurismo?
    Viste le linee squadrate, sempiterne, di Giugiaro, l’unica corrente incappata nel Ventennio che possa richiamare alla mente è Il Razionalismo. Quello di Terragni, più di tutti.
    Circa la Futurista, che a tutti mi fa pensare, meno che alle vittorie ai rally, sono contrario all’eliminazione delle portiere posteriori.
    Che esercizio di stile è, se non viene allungata la portiera anteriore, magari eliminando il montante centrale, e ridisegnato il montante C?
    Trecentomila Euro, seppur per 21 esemplari, mi sembrano fuori luogo. Preferisco spenderne 150, destinati a tutto ma non a scendere, per una Delta vera. La seconda luce laterale a giorno, tra l’altro, non ha alcun senso. È fuori luogo, fuori tempo, persino con un’aria posticcia. Queste operazioni sono figlie della moda, e basta. Per non parlare di Singer e degli scempi che sta compiendo su un numero ormai consistente si Porsche, sul parco circolante raffreddato ad aria.
    Una strage di 911 SC, di 964 e persino di modelli rari. Un’opera di distruzione, in nome della moda, con la m minuscola.
    Peggio della sub-moda delle cafe racer, il cui unico pregio consiste nell’aver aperto un filone di mercato, per Case senza fantasia, o in cerca di clienti da arruffianare.
    Da progettista, che ha sempre puntato sul numero 21 per le Biciclette che avete conosciuto anche attraverso questa testata, potrei vagamente cambiare idea, su operazioni di questo tipo, solo in caso di totale reversibilità, non pensionistica, quanto del modello trasformato in qualcosa di totalmente diverso dall’originale.
    La colpa di queste operazioni è nella mancanza di Cultura, e nella voglia di innovare ormai pari allo Zero. Pericolosissimo, oltretutto, conferire nomi che evochino il Fascismo. Circa il numero 21: stavolta sono stato in anticipo di soli 5 anni.
    Tutti mi chiedevano perché ne producessi 21.
    Porta bene. Punto.
    Sono italiano, sono scaramantico e credo in determinate cose, come credo esistano operazioni assolutamente fuoriluogo e fuorvianti per il pubblico, che andrebbe guidato, e non seguito.
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