• di Federica Campolo – Si aprono le porte della sezione penale del Tribunale di Reggio Calabria per gli imputati del processo per lo stupro di branco, avvenuto ai danni di una minore, a Melito Porto Salvo.

    Pesanti le accuse di cui dovranno rispondere i sette giovani melitesi che per due anni, tra il 2013 e il 2015, hanno abusato della ragazzina, allora tredicenne. La notizia, rapidamente diffusa dai media, non ha lasciato indifferenti le tante realtà associative presenti sul territorio, che hanno da subito mostrato solidarietà nei confronti della giovane, prendendo parte, insieme ai gonfaloni dei Comuni, ad una “marcia silenziosa” contro la violenza sulle donne, che ha avuto luogo a Melito, qualche tempo dopo la denuncia. Oggi numerose Associazioni, affiancate dalla Regione e dal Comune, si costituiscono parte civile a sostegno della vittima.

    Davanti alle aule del tribunale sfila, in occasione del processo, lo striscione di “Non una di meno“, Associazione Internazionale contro la violenza sulle donne. Unanime la solidarietà espressa nei confronti di Maddalena, nome fittizio, assegnato alla giovane, ora allontanata da Melito per provare a voltare pagina e ricostruire la sua vita.

    «Quello che vogliamo far presente – dichiara Patrizia Gambardella dell’associazione “Cuore di Medea” – non solo alla ragazza e agli operatori della giustizia, ma più in generale a tutta la popolazione femminile è che la violenza sulle donne è un problema culturale. Reggio, che appare come una cittadina tranquilla, nasconde in realtà molti episodi di violenza che si consumano, fin troppo spesso, tra le mura domestiche».

    Un accorato appello da parte delle donne presenti, provenienti da numerose associazioni, tutte sotto l’egida di “Non una di meno”.

    «Noi ci battiamo affinché crolli il muro dell’indifferenza attorno al tema degli abusi sulle donne – dichiara Loredana Borghi, membro di Collettiva Autonomia. A livello nazionale si sta infatti cercando di promuovere una campagna di sensibilizzazione dei più giovani, a partire dagli ambienti scolastici.

    «Vogliamo lanciare un messaggio alle istituzioni – continua la Borghi L’educazione al rispetto per la donna deve essere promosso a partire dalla scuola».

    Presente anche madre di Madalina Pavlon, la ragazza rumena di 21 anni che il 21 settembre del 2012 morì misteriosamente precipitando da un palazzo di via Bruno Buozzi, a Reggio Calabria. Le istanze di una madre che chiede verità e giustizia per la figlia vengono accolte e supportate dalle donne presenti all’udienza, accorse per schierarsi a sostegno della giovane Maddalena, vittima della violenza spietata del branco, la cui vicenda ha scritto una delle pagine più turpi della recente cronaca locale.

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