• di Enzo Bollani – “Sono tornato” ha debuttato il primo giorno di febbraio del 2018 nei cinematografi dell’Impero, anzi, della penisola, già amputata di zone importanti come l’Istria e come Breglio sul Roya, peraltro inutilizzata dai francesi anche in qualità di stazione ex FFSS.

    Un film molto pungente, scomodo, soprattutto per chiunque ne debba parlare oggi.
    Ascoltando determinate trasmissioni in radio, infatti, si può avere la netta sensazione, per non dire la certezza, che ci sia parecchio imbarazzo da parte di chi conduce. Come se si avesse paura di prendere addirittura una posizione, quando di posizioni da prendere non ce n’è.

    Inevitabilmente, questo film divertente, ironico o più probabilmente sarcastico, finisce per essere presentato con una serie di preamboli il cui scopo è quello di prendere le distanze. Come se l’intento del regista e degli sceneggiatori fosse stato quello di muovere la solita apologia.

    Il tema è un tabù, e la misura in cui si nota l’imbarazzo, o la finta apertura, denota quanto il Fascismo sia ancora insito negli italiani, come un virus dal quale è impossibile liberarsi, o come un bene dal quale non ci si voglia separare. Un amore scomodo, mai morto.

    I conduttori radiofonici sprovveduti e tristemente ignoranti, dopo oltre Trent’anni che fanno gli speaker e dovrebbero aver capito qualcosa del Mondo, avendo avuto anche figli da mandare a scuola, avendo sostenuto riunioni su riunioni e avendo vissuto ormai ben più della metà della loro vita, dovrebbero magari parlare agli ascoltatori con meno tono maestristico e con più libertà, perchè il tema è controverso, ma va affrontato.
    Altrimenti di cosa ci meravigliamo, se vediamo cortei con fasci littori e presunti camerati fuori tempo massimo?

    Questo film, comico quanto vero, è un ritratto privo di ogni forma di pietà verso gli italiani. Tutti. Persino verso gli italiani di sinistra.
    Gioele Dix interpreta, in un colpo solo, tutti i difetti dell’élite di sinistra, indossando la parte di un invidioso patentato, figlio di partigiani.

    La credibilità di Massimo Popolizio, che come è noto interpreta il Duce, è tale che pare che lui stesso si sia lasciato prendere la mano.
    Un’interpretazione così sentita e così pura la si è vista soltanto in pochissimi altri casi. Il più simile, per verità e per qualità della narrazione e della sceneggiatura, risale al 2009 ed è tutto nell’interpretazione di Filippo Timi. Si parla di “Vincere”, in cui Timi interpreta un figlio non riconosciuto dal Duce, morto di marasma mentre era rinchiuso in un manicomio.
    La storia di Mussolini è una storia controversa e affascinante, in ogni caso.

    L’Uomo della Provvidenza, come è stato definito illo tempore dal Vaticano, capace di meritarsi la copertina del Time, è studiato molto bene da Pierluigi Baima Bollone, in un libro uscito nel 2007: “Psicologia di Mussolini”.
    Per capire il fenomeno, per capire l’Italia di allora e il perchè Mussolini sia ancora tanto amato, bisogna avere il coraggio e la forza di ascoltare i discorsi al Popolo, senza sentirsi in colpa, di leggere libri come quello di Baima Bollone, di studiare la verità senza il filtro dell’apologia e delle imitazioni nostalgiche di oggi, da parte di politici veri e soprattutto da parte di chi pensa di avere credibilità ad esporre il busto o a chiamare “camerati” tutti i compagni di merende con i quali prendere posizioni che non albergano nemmeno nel Fascismo, ma nella peggiore forma di ignoranza.

    E’ logico che Mussolini abbia trascinato l’Italia in una guerra senza senso, come detto da alcuni, ma il senso della guerra di allora era dettato da una serie di fattori precisi, e soprattutto dalla megalomania di Hitler, pericoloso in tutto e temuto persino da Mussolini, nonostante cercasse chiaramente di tenerlo a bada, esattamente come fece Berlusconi con Gheddafi, in un’epoca ben più recente, ma al contempo ormai lontana.

    “Sono tornato”, uscito a ridosso delle elezioni ma non considerato pericoloso da questo punto di vista, perchè ci mancherebbe altro e perchè vorrebbe dire sminuire l’intelligenza dello spettatore già compromessa dallo spettatore stesso, ma non per questo poco rispettabile, ci sono così tante sfaccettature da evidenziare che non basterà questa recensione.
    Una considerazione vince su tutte, e risale a un discorso che Mussolini tenne a Salò, in piena RSI: “Il Fascismo è insito negli italiani, io l’ho solo portato alla luce”. Questa frase, rimasta in ombra eppure chiave, guida ancora la coscienza degli italiani, ancora pronti a credere a un Duce, esattamente come è accaduto nel 1994, e come accade ogni sabato sera, o di fronte a ogni evento corale e rappresentativo.

    L’Italia è il Paese della Rappresentazione, del Bello e delle parole, sia in senso positivo, sia in senso negativo.
    E’ naturale che una figura guida sia ancora oggi un desiderio represso in ogni italiano, e che si sia trasformato in ossessione o in tabù grazie alla ghettizzazione di certe fazioni politiche e soprattutto alla disinformazione.
    E’ logico che il Duce, oggi, non potrebbe esistere, ma solo fino a un certo punto. Allora non esisteva la tecnologia di oggi, ma c’era meno possibilità di deviare le menti in modo subdolo, perchè quasi tutta l’operazione era delegata alla Chiesa.
    Oggi, con una tempesta di informazioni sempre più su misura e sempre più accondiscendenti nei confronti del singolo, perchè tutto sta diventando marketing di prossimità, è ancora più pericoloso e facile cadere nei medesimi rischi di allora, ma stavolta inevitabilmente in modo più serio, pur non essendo rifugiati in bunker antiatomici, in cantine o trappole riconosciute come tali.
    Il vero pericolo, oggi, è la finta libertà, e il senso di antipolitica diffuso, nonché l’elevatissimo tasso di analfabetismo funzionale, vero tumore della società.

    “Sono tornato” è un film da vedere.

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