• La lucertola e il gigante buono. Questo il titolo della nuova favola di Teresa Averta.

    Inizia un’avventura interessante tra storia e leggenda. È un viaggio che allarga l’orizzonte, quello in Aspromonte, terra di Calabria.

    Un percorso tra paesaggi che riempiono la vista e silenzi che placano l’animo, attraverso la vetta – e la punta – dello scoglio italiano che si getta nel Mediterraneo. Una terra unica per storia, per natura, geologia e cultura. Un popolo che ha conosciuto periodi di grande splendore, alternati ad altri, dove le invasioni hanno segnato la storia della regione Calabria e del resto del nostro Paese.

    Già l’origine del nome è controversa: se si guarda la derivazione grecanica, il termine «aspro» sta indicare le montagne bianche, sia per la presenza della neve o di alcune rocce biancastre che caratterizzano il paesaggio. Quella latina, invece, si riferisce proprio alla montagna, impervia e selvatica.

    Quel che è chiaro è il legame che la gente d’Aspromonte ha con la montagna. E solo arrivando sul posto, attraversando cime, sentieri e fiumare, si può comprendere appieno. Quando il mare e i monti si uniscono in un connubio felice, e porta il nome di “Aspromonte”, le sorprese sono infinite!

    Al verde rigoglioso e al mistero di un panorama selvaggio che alterna a terreni accidentali e rocciosi, oasi di vegetazione -causati da laghetti del benessere e terrazze sul mare- si succede il regno di Nettuno, che in questo eliso nascosto, domina due mari: il Tirreno e lo Ionio, congiunti dallo stretto!

    Una terra dove mare, cielo e terra paiono raccontare un equilibrio antico, un patto stretto nelle radici della storia. Quanti popoli hanno solcato le montagne dell’Aspromonte! Qui, la forza misteriosa della natura imponente esplode in tutta la sua bellezza in ogni stagione, tra i prati punteggiati dal giallo delle ginestre e il verde delle faggete, e riporta a tempi ben diversi, che palpitano ancora oggi nelle caratteristiche geomorfologiche formatesi nell’era Terziaria e Quaternaria.

    Su questi sentieri antichi svetta uno dei monoliti più grandi d’Europa. Una testa di gigante che sbuca dal bosco, composta da roccia friabile di arenaria e ciottoli, che pare vegliare su tutta la vallata. Paradiso per i geologi, non mancano gli escursionisti attirati dalle storie che aleggiano sul monolite.

    «Si racconta che tra le fenditure della pietra, si siano nascosti negli anni i monaci bizantini» Ed è da qui che parte l’ispirazione per la nostra narrazione. L’immaginazione e la fantasia si sposano con la realtà e creano magiche visioni. La realtà, per il suo fascino misterioso e la sua profonda bellezza, diventa favola. Favola da leggere, favola da vivere.

    Il nostro racconto si staglia in questo mondo fantastico dell’Aspromonte, dove l’autrice Teresa Averta immagina di fare un Trekking virtuale con uno zaino leggero e gli occhi di una bimba. Un viaggio avventuroso, dove non servirà zavorra inutile, perché offrirà tutto la terra. Avremo bisogno soltanto degli occhi, della mente e del cuore, di uno sguardo sincero e innocente per arrivare nella profondità della natura, una natura bella e incontaminata.

    Attraverseremo ambienti unici come le fiumare e i “giardini” di bergamotti, i verdeggianti boschi; visiteremo i piccoli borghi di quest’angolo d’Italia, l’estremo sud della penisola italiana, dove vive una comunità che parla ancora la lingua di Omero e che conserva usi e tradizioni secolari: i greci di Calabria.

    Attraverso il nostro simpatico e avvincente racconto conosceremo le meraviglie dell’Aspromonte, luogo privilegiato di rapaci “veleggiatori”, che invece di sforzarsi in un faticoso volo battuto su ampi tratti di mare, intelligentemente, planano tra le correnti d’aria calda e ci accompagnano verso posti misteriosi e sconosciuti, e di una bellezza straordinaria.

    Un libro gioioso, una favola vera, che attraverso l’esplorazione dell’Aspromonte, si trasformerà in un viaggio fuori e dentro il tempo dell’anima e del mondo. Si sentirà il profumo dei boschi di leccio, alberi unici e antichi, che saranno le porte che ci apriranno a un meraviglioso passato. Salendo di quota, verso le cime antiche di storia, vedremo pinete maestose e, ancora più in alto, il rovere, il faggio e l’abete bianco.

    È come una danza di altitudini, dove in ogni area troviamo un protagonista che suona la sua musica, ascoltata da animali antichissimi come la testuggine di Hermann, dalla colorazione giallastra con macchie nere, la salamandra pezzata, la salamandrina dagli occhiali, le lucertole color dell’oro a strisce rosse, le lucertole color verde prato brillante e l’ululone appenninico. E, in questo magico mondo sopravvissuto al tempo, scopriremo la presenza di animali come il lupo, il gatto selvatico, il ghiro e lo scoiattolo nero.

    Quanti amici nella nostra splendida e interessante favola! Un panorama spettacolare che farà affiorare fantastici ricordi giovanili e che “inumidirà” gli occhi di coloro che in questi luoghi hanno vissuto la loro infanzia e riposto le loro speranze, e che adesso, per vari motivi, vivono lontano. Non daremo spazio solo ai ricordi e alle reminiscenze giovanili ma anche alla vita vissuta, ai segni del tempo: un tempo buono, ricco di arte, storia e cultura.

    Un tempo che vede protagonisti della nostra favola, un gigante buono e la sua amica lucertola, che diventano amici e combattono le ingiustizie e la solitudine. Due amici che non si fermano davanti a niente, che non hanno paura dei rumori tetri e degli echi misteriosi e sconosciuti sulle alte montagne o del buio fitto nei boschi dell’Aspromonte.

    Tina, la nostra dolcissima e vispa lucertola, e il Gigante buono lottano per riconquistare il loro territorio, la loro amata terra, i loro vetusti e cari luoghi che fanno da cornice alla nostra nuova favola. Vogliono, dunque, con tutte le loro forze combattere e riavere ciò che gli appartiene. E questa ha sì, tutti i contorni di una favola, ma è fatta anche di tanto sudore e fatica.

    Un’accattivante storia, che ha tutti i lineamenti di un cammino lungo i sentieri di un antico sogno. Tina e il gigante, con instancabile impegno e volontà tenace, riescono ad allontanare il potere e i soprusi. Combattono, non con le armi, ma con astuzia, intelligenza e abilità.

    Entrambi lotteranno fino a rischiare la loro vita per la libertà dei loro fratelli e dei loro amici; una scommessa sociale e ambientale per la formazione delle coscienze nel vissuto popolare del territorio. Il loro esempio e il loro comportamento riporteranno alla luce un solo motto da sempre e per sempre: “Questa terra è la nostra terra”.

    Sono stati dei sognatori? Forse sì o forse no. Ha sognato anche l’autrice Teresa Averta, quando ha scritto questa favola educativa in cui ci fa capire che, non vince e non ha vinto la politica del non fare. Al contrario ha vinto la politica del “Pensa e poi Agisci Bene”.

    Una favola nuova, un sogno che non è ancora sepolto. Qui, oggi come tanti secoli fa, si continua a pensare l’Aspromonte liberamente e con amore. Quell’amore viscerale che ci porta a pensare e a capire che saremo sempre figli della nostra terra.

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