• di Pasquale Romano – I due lati della medaglia. Arrivata a Reggio Calabria per svolgere il suo lavoro di giornalista, l’americana Caitlin Randall* ha scoperto un universo inaspettato. Grandi bellezze, paesaggi che catturano l’occhio e rapiscono l’anima.

    L’oramai celeberrimo articolo del New York Times ha fatto il giro del mondo, Caitlin si dice d’accordo con quanto sostenuto da uno dei quotidiani più importanti al mondo. Al contempo, c’è malinconia e rammarico nel vedere una terra trascurata, che si getta via da sola.

    Ai microfoni di Citynow, prima di ripartire per il Vermont, la giornalista americana ha raccontato la sua esperienza a Reggio Calabria e dintorni, durata qualche giorno.

    Caitlin, quando e perché è nata l’idea di venire a Reggio Calabria?

    “Sono venuta in Calabria con il mio collega Peter Crabtree**, un fotografo americano, come parte di un progetto di biografia. Una famiglia italo-ameriana ci ha incaricato di effettuare ricerca e scrittura di una “biografia familiare”. Sono emigrati in America da Solano.

    Come accadeva a tante famiglie italiane del Sud, i loro nonni erano emigrati negli Stati Uniti per creare una vita nuova e per scappare dalle dure circonstanze economiche che affrontavano a casa. Una gran parte del libro tratterà della loro gioventú in Calabria e questa, naturalmente, ci porterà a studiare la Calabria nei decenni degli anni ’30 e ’40″.

    Nei tuoi giorni in visita nella nostra terra, cosa ti ha colpito particolarmente in senso positivo, e cosa invece in senso negativo?

    “Il nostro viaggio è stato molto produttivo. Ci siamo innamorati del paesaggio, che é veramente spettacolare. Siamo saliti sulle strade verso le montagne, e abbiamo passeggiato nella campagna per capire come sarebbe stato camminare da Solano a Scilla negli anni ‘40, quando le macchine erano poche e la stragrande maggioranza della gente camminava.

    Naturalmente, la parte antica di Scilla, Chinalea, é preziosa e molto ben conservata. Abbiamo avuto tempo per visitare i bronzi di Riace nel nuovo Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Come amante dell’arte, quella visita da sola mi ha fatto valere tutto il viaggio.

    Dal lato negativo, francamente ci ha colpito la quantità di rifiuti scaricati dappertutto, anche in zone di straordinaria bellezza. É triste. In un caso, Peter fotografava un paesaggio sulla strada montagnosa che portava a Solano. Il panorama era fantastico: il mare sullo fondo, alberi di arancio che fiorivano, poi in mezzo una zona dove chissà chi aveva gettato materassi, pezzi di macchine, rifiuti vari.

    Questa certamente non è una zona ricca, me è una zona orgogliosa. Campagne di pulizie e rispetto ambientale dovrebbero fare parte di quell’orgoglio. Come canta Joni Mitchell, ‘non sai mai quello che hai, finche non ce l’hai più”.

    Quali luoghi o paesi hai visitato in Calabria oltre Reggio Calabria?

    “Molto del nostro tempo l’abbiamo passato nei dintorni di Solano, Bagnara e Scilla facendo ricerca. Sfortunatamente, il nostro tempo era limitato e dovevamo intervistare molta gente. Mi piacerebbe tornare in vacanza, con piú tempo per conscere meglio la regione”.

    Secondo te, quali sono le potenzialità della nostra terra che non sfruttiamo in modo adeguato?

    “Esiste una industria turistica in Calabria, ma mi sembra un pò limitata e forse troppo all’antica (ma questo potrebbe anche essere un vantaggio). Sia l’ecoturismo che il turismo “avventuriero” sarebbero perfetti per questa regione. Mi sembra che ci sia un enorme potenziale in Calabria che finora non è stato sviluppato.

    É certamente un tema finanziario, ma bisogna anche usare l’immaginazione. Ci sono tanti turisti che vorrebbero una esperienza diversa, al di lá dei soliti sentieri. La Calabria offre tante possibilitá”.

    Quali pensi siano i principali problemi da risolvere ? La Calabria ha tanti punti di forza ma anche difficoltà e debolezze.

    “Non sono abbastanza qualificata per analizzare le varie sfide politiche ed economiche della Calabria. Dalla mia limtata esperienza, capisco che i calabresi sono orgogliosi della loro eredità storica e culturale, come dovrebbero essere. Ma penso che sia importante accettare che Roma non risolverà i problemi della Calabria.

    I calabresi dovrebbero innescare iniziative loro, anche se piccole e locali. Credo molto nel pensiero locale e nelle azioni comunali. Forse è per questo che abito a Vermont, dove la cultura politica è spinta dalle preoccupazioni comunali.

    Per tornare al discorso dei rifiuti, nella mia città le campagne di pulizia prendono energia dagli stessi cittadini, coinvolgendo anche studenti e volontari. La Calabria è una regione fantastica, la sua bellezza va curata”.

    Il New York Times ha inserito la Calabria tra i 52 posti da visitare nel 2017. L’articolo ha avuto molto successo, tu sei d’accordo con questo importante riconoscimento?

    “Assolutamente! Ho letto quell’articolo prima di arrivare in Calabria e mi hanno colpito molto i numerosi commenti, tutti ad esaltare le bellezze e la cucina calabrese. Sfortunatamente, non siamo riusciti a visitare tutti i ristoranti che avevamo in mente. Abbiamo, peró, assaggiato il pescespada, che era delizioso. Quando tornerò, ho l’intenzione di concentrarmi sul turismo culinario”.

    Ci puoi raccontare qualcosa sulla numerosa comunità calabrese che vive a New York? Conosci qualcuno di loro? Le loro abitudini e tradizioni?

    “Come ho accennato, stiamo compilando un libro su una famiglia italo-americana, la gran parte della quale abita a Westchester County, New York. Ho conosciuto molti calabresi nella zona di New York e tutti mi raccontano con grande orgoglio della loro terra, la loro ascendenza e quanto sia bella la regione. Essendoci stata, posso confermare che hanno assolutamente ragione”.

     

     

    *Caitlin Randall è una giornalista freelance di Londra che ha scritto per il Wall Street Journal, The Miami Herald, Art & Antiques Magazine e il Wilson Quarterly. È stata corrispondente di personale per Reuters e Dow Jones News Service. Ha anche insegnato giornalismo e saggistica presso le università di Roehampton e Middlesex a Londra. Esempi del suo lavoro possono essere trovati sulla sua pagina del portfolio all’indirizzo: http://www.cr4freelance.com/

    **Peter Crabtree ha lavorato come fotografo, reporter ed editore per quotidiani del Vermont per oltre 30 anni. Le sue storie di freelance sono apparse sul New York Times, sul Newsday e su altre pubblicazioni, mentre le sue foto hanno ottenuto premi dalla Vermont Press Association e dall’Associazione dei New York Associated Press News Executives. Il portfolio di Peter può essere visto su: petercrabtreephoto.com

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