• Tema importante e delicato quello affrontato ieri a San Roberto, durante la giornata promossa dall’associazione Coopisa, che si occupa dei rifugiati inseriti nel circuito Sprar locale, e dal Comune di San Roberto, che si è conclusa con la tavola rotonda “Quando a migrare eravamo noi, corsi e ricorsi storici”.

    Una scelta dettata dalla necessità di fare chiarezza su temi scottanti ed attuali, dall’esigenza di confrontare punti di vista e opinioni per creare un dialogo costruttivo e per confutare le tante fake news che circolano in maniera sempre più insistente intasando i social, il web.

    Flussi migratori, quello attuali, che assomigliano sempre più ad una tratta degli schiavi e che spesso finiscono in tragedia. Similmente come accadeva ai nostri connazionali dopo la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.

    Loro muoiono nel Mediterraneo. Quando gli emigrati eravamo noi, invece, morivamo nell’Atlantico.

    Loro, i sopravvissuti di oggi, vengono rinchiusi nei Cie, i Centri di identificazione ed espulsione. Noi finivamo negli Alberghi degli immigrati gestiti dallo Stato o nei Conventilli in mano ai privati.

    Loro, i profughi di oggi, scappano dalle guerre moderne, dalla miseria dell’Africa, dell’Asia e dell’Est europeo. Noi, vittime di allora, fuggivamo dalla guerra.

    Una memoria storica che è necessario non disperdere per affrontare il presente, complesso e pieno di sfaccettature.

    La giornata ha avuto inizio nel pomeriggio con i giochi per bambini e ragazzi con l’iniziativa dal titolo “Cittadini del domani #WithRefugees”, e l’attività interculturale con la cittadinanza “Scatta una foto #WithRefugees”, che ha coinvolto la popolazione e i beneficiari ospitati nel Comune di San Roberto nell’ambito del progetto Sprar. Entrambe si sono svolte presso il Parco Comunale e hanno visto una ottima risposta da parte della cittadinanza e grande interesse per la “simulazione” di percorsi migratori ricreati dall’Associazione Coopisa e fatti sperimentare a bambini ed adulti.

    Con l’imbrunire, invece, si è svolta in Piazza Municipio, la manifestazione al femminile promossa dal gruppo dei Sanrobertesi nel mondo, e fortemente voluta dai suoi fondatori, tra cui l’avv. Lilly Lorenzo, che ha raccolto decine di donne di più fasce generazionali per una splendida “Apericena rosa”.

    E’ stata l’avv. Lorenzo ad introdurre e moderare, successivamente, i lavori della tavola rotonda sul tema dell’immigrazione, alla quale hanno portato il loro contributo anche la prof.ssa Adriana Porta, docente presso l’Università per stranieri “D. Alighieri” di Reggio Calabria e il dott. Fabrizio Di Vincenzo, coordinatore del progetto Sprar San Roberto, che ad un anno dall’avvio del progetto nel borgo ai piedi dell’Aspromonte, ha illustrato risultati, obiettivi e propositi che l’associazione, con tutto il gruppo di lavoro, sta portando avanti per l’integrazione dei rifugiati nel tessuto sociale, culturale ed economico locale.

    Una serie di buone prassi, come spiegato dalla dott.ssa Michela Alampi, responsabile Progetto Sprar San Roberto, che nasce dell’esperienza condotta sul campo dall’Associazione Coopisa e delle tante

    riflessioni, verifiche analisi e discussioni che ne hanno scandito l’attuazione. La mission individuata è la creazione di percorsi di autonomia personale, di formazione e di inserimento socio-lavorativo informa individualizzata e diretta; non solo una occasione economica ma anche uno strumento di promozione delle competenze e di identificazione delle capacità, di reale avvio individuale e collettivo di autonomia sociale ed economica.

    “Questo incontro che facciamo oggi – ha esordito il Sindaco di San Roberto, Roberto Vizzari – è molto importante per noi. Nell’anno in cui celebriamo il Giubileo dei Sanrobertesi nel mondo, e quindi anche una sorta di multiculturalità, non potevamo non affrontare temi come l’emigrazione e l’immigrazione. Noi come Amministrazione abbiamo aderito con convinzione al progetto Sprar perché crediamo profondamente nell’accoglienza e nell’importanza di dare un futuro a chi è stato meno fortunato, ricordando, inoltre, proprio quanto accaduto ai nostri compaesani, in passato costretti a emigrare in diversi Paesi europei e oltreoceano.

    Siamo profondamente convinti, al tempo stesso, – conclude – che necessaria sia una accoglienza strutturata ed organizzata, che funziona con l’aiuto del terzo settore e della popolazione, un modello virtuoso come quello Sprar che a San Roberto sta producendo ottimi risultati”. A portare la sua testimonianza durante l’incontro anche Pietro Cotroneo, snrobertese emigrato al Nord Italia che ha parlato della sua personale esperienza.

    “Il mio pensiero sull’immigrazione credo sia risaputo tra le persone che ben mi conoscono.

    Poiché quando inizio a dialogare con i miei amici su questo tema, per chiarire sin da subito la mia posizione, mi piace dire in modo ironico e forse provocatorio, che sono più estremista di Papa Francesco. Nel mondo – ha aggiunto – non dovrebbero esistere confini o barriere, limitazioni del pensiero, della parola e del movimento. Gli uomini non devono mai essere catalogati per etnia o per il luogo di origine, e nemmeno per il colore della pelle o la forma degli occhi, la religione praticata”.

    E ha aggiunto, prima di recitare “Ti ricordi”, poesia scritta per l’occasione: “Credo che andare via dal proprio paese natale non avviene mai allo stesso modo e mai per le stesse cause, cambiano di ventennio in ventennio le motivazioni e le necessità, di conseguenza anche gli obiettivi e i desideri”.

    Presente all’incontro anche Padre Benoit Mundjo, guida spirituale della comunità sanrobertese, prete di origini congolesi, anch’egli emigrato dal suo Paese d’origine all’Italia, che riprendendo le parole di Papa Giovanni Paolo II e Papa Francesco ha detto: “Lanciamoci nell’avventura della misericordia! Signore lanciaci nell’avventura di costruire ponti e abbattere muri (recinti e reti); lanciaci nell’avventura di soccorrere il povero, chi si sente solo e abbandonato, chi non trova più un senso per la sua vita. Spingici, all’ascolto di coloro che non comprendiamo, di quelli che vengono da altre culture, altri popoli, anche di quelli che temiamo perché crediamo che possono farci del male”.  In questo mondo ha concluso discutendo anche in francese: “Nessuno è straniero”.

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