• La doverosa e improcrastinabile opera di restauro dell’Angelo Tutelare avviata qualche mese fa, a distanza di vent’anni dall’ultimo intervento di salvaguardia (1998),  contribuirà a  conservare per le future generazioni un’opera dall’indiscusso pregio artistico nonché tra le poche sopravvissute ai disastri naturali che hanno colpito la città nel corso dei secoli .

    Lo scrive Tito Tropea, Presidente della Sezione Giovanile dell’Associazione Culturale Anassilaos, che, altresì, rileva, quanto importante sia la sinergia tra  i privati (il Lions Club), il Comune e l’Assessorato ai Beni Culturali nonché la Soprintendenza  nell’avviare progetti di tutela, salvaguardia e recupero dei beni artistici presenti nella nostra Città.

    Anche la scelta di collocare, in via definitiva, l’opera all’interno di Palazzo San Giorgio è da valutare – secondo l’esponente di Anassilaos – positivamente non soltanto per assicurare all’Angelo  una lunga conservazione e sottrarlo così agli agenti atmosferici  ma anche per il significato storico e politico della statua che, a parere dello  Spanò Bolani, lo storico delle vicende di Reggio Calabria, fu voluta dai tre   sindaci  del 1637 “… per disperdere la  memoria di dissidi cittadini”, e dunque quale monito e invito all’unità di tutti i cittadini. Resta, però – rileva Tropea –  certamente un vuoto nella piazzetta antistante la Chiesa di San Giorgio dove il nostro San Michele Arcangelo  si trovava fin dal 1960, dopo essere stato conservato per lunghi anni, prima  nel Museo Civico e successivamente all’interno di quello che chiamiamo “chiostro” di San Giorgio al Corso.

    Un vuoto che potrebbe e dovrebbe essere colmato. Si è pensato, da parte di taluni, di realizzare una copia della statua. In altre città lo si è fatto. A Firenze, ad esempio,  il David  di Michelangelo, esposto fino al 1873 in Piazza della Signoria, è stato sostituito da una copia dell’originale e lo stesso si pensa di fare con il Ratto delle Sabine di Giambologna, tuttora quasi all’aperto nella Loggia dei Lanzi sempre a Firenze. Ma il David fin dall’inizio era stato commissionato e realizzato per occupare un determinato spazio urbano della Città, la Piazza della Signoria mentre il nostro Angelo è stato eretto, nel  1637, in tutt’altro luogo e a poca distanza dalla Porta della Dogana.

    Le  sue successive collocazioni – anche a causa delle  distruzioni arrecate dai terremoti del 1783 e del 1908 che avevano quasi del tutto cancellato la originale fisionomia della città – non rispondevano ad alcun criterio di ripristino “filologico” di spazi urbani ma a necessità contingenti. E il vuoto allora – si chiede Tropea – come lo si potrebbe colmare? Intanto – scrive   – sarebbe opportuno che il Comune  intitolasse al Santo Patrono la piazzetta dinanzi alla Chiesa di San Giorgio al Corso.

    Infatti  proprio  dalla Chiesa di  San Giorgio, inaugurata quale “Tempio della Vittoria” nel 1935, potrebbe venire  la soluzione. Sappiamo che il Tempio doveva essere arricchito da più sculture, una, in particolare, probabilmente in bronzo, rappresentava San Giorgio che uccide il drago e , con ogni probabilità,  era da collocare nel frontone della Chiesa dove oggi è invece presente una magnifica vetrata con lo stesso soggetto visibile dall’interno.

    Tale progetto fu accantonato quasi certamente per ragioni economiche di carattere generale. Nell’ottobre del 1935 ebbe infatti inizio   la Guerra d’Etiopia e nel dicembre dello stesso anno gli Italiani furono chiamati a donare l’oro alla patria. Di tale progetto restano però, con ogni probabilità,  due bozzetti gelosamente e amorevolmente conservati dai parroci che si sono succeduti alla guida della Chiesa fino  a Don Antonio Santoro, custode tenace delle memorie del santo Martire  e del Tempio. Perché dunque non riprendere tale idea e, partendo da tali bozzetti, realizzare un gruppo scultoreo mediante una gara tra gli artisti reggini, da collocare al posto dell’Angelo Tutelare, nella Piazza finalmente intitolata al Santo Patrono?

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