• Tutto ha inizio a Bologna, dove l’incontro fra il protagonista di questa storia, Rocco, e l’amica campionessa Martina Caironi, si rivela quasi profetico per il prosieguo di questa sorprendente avventura.

    Rocco è reduce da una manifestazione rallystica nazionale dove si è piazzato al primo posto della categoria speciale, vincendo il “Talent”. Così, dopo alcune considerazioni sul risultato e sulle prospettive future nei rally, la campionessa gli propone di avvicinarsi alle discipline sportive Paralimpiche, prospettandogli un mondo tutto nuovo.

    Martina Caironi infatti, nonostante il ricco palmarès di Campionessa Mondiale Paralimpica plurimedagliata (oro nei 100 metri piani: Londra 2012, Lione 2013, Doha 2015, Grosseto, Rio De Janeiro 2016, Londra 2017; oro nei 200 metri piani: Londra 2012, Grosseto 2015; oro nel salto in lungo Lione 2013;) è rimasta comunque una ragazza semplice e di grande umiltà. Proprio per questo la stima e l’ammirazione che Rocco ha sempre nutrito per lei lo ha portato a valutare l’incoraggiante consiglio, spingendolo ad accoglierlo e approfondirlo.

    Così, dopo la visita medica d’idoneità alle attività sportive, Rocco inizia subito un’attenta disamina delle varie discipline paralimpiche, fra le quali il Tiro a Segno monopolizza rapidamente il suo interesse.

    Di li a poco, e per la prima volta nella sua vita, Rocco entra in un Poligono di tiro a Bologna, presso il quale incontra Vittorio Gnesini, tecnico e componente della Commissione Gare, nonché padre di un atleta della Nazionale Paralimpica Italiana: il tiratore Diego Gnesini.

    La grande disponibilità di Vittorio, assieme alla notevole professionalità, perfezionata sicuramente anche grazie all’esperienza maturata con il figlio, rappresenta per Rocco un validissimo trampolino di lancio che gli permette di iniziare quest’ardua sfida, inizialmente apparsa quasi impossibile.

    La complessità del caso è appunto rappresentata dalla ricerca di equilibri, dalla necessità di impugnature e adattamenti da dover inventare, conformare e omologare rispetto a una disciplina sportiva per cui la disabilità di Rocco non è esattamente regolamentata.

    E ad onor del vero, in base a specifiche indagini riferite in prima persona da Giuseppe Ugherani, Responsabile Tecnico della Nazionale Italiana di Tiro a Segno Paralimpico, sembrerebbe che Rocco sia addirittura il terzo atleta al mondo, con la sua singolare fisicità, a tirare di carabina in compagnia di due eccellenti nomi quali Zdravko Savanovic di Loznica (Serbia) e ad Aishah Samad di Singapore.

    Quindi un vanto tutto italiano, “made in Calabria”.

    Ed è proprio in Calabria che Rocco deve poi ritornare una volta finita la temporanea permanenza a Bologna. Per questa ragione già serpeggia in lui la paura per l’ennesima problematica presagita, temendo di non trovare nella sua terra un poligono attrezzato capace di accogliere persone con disabilità. Fortunatamente però, Giuseppe Ugherani tranquillizza subito Rocco, confermandogli l’esistenza di un validissimo poligono a Palmi, e mettendolo anche in diretto contatto con il Presidente dello stesso, il Sig. Giuseppe Gaudioso, persona estremamente affabile e di grande spessore umano. Qui Rocco trova subito un ambiente molto cordiale, accogliente e della massima disponibilità, caratterizzato da un clima talmente familiare che in brevissimo tempo lo fa sentire praticamente “adottato”. Viene infatti affiancato dal tecnico Felice Gaudioso, factotum per eccellenza in questa storia, il solo ad aver provveduto sia alla preparazione tecnica dell’atleta, ancorché disabile, sia alla realizzazione ingegnosa del panchetto di tiro. Ed è ancora più ammirevole il suo impegno se si pensa che Felice non ha alcuna specifica competenza né nell’allenamento di atleti disabili né tantomeno nella costruzione di ausili tecnici specifici.

    Ad ogni modo, Rocco riesce lo stesso a disputare le quattro gare federali previste dal regolamento, ottenendo già nella seconda gara il suo migliore risultato: munito di una carabina Walther LG 300 totalizza il punteggio di 379 (su 400), dopo appena 3 mesi dall’inizio di questa avventura e avendo come supporto un panchetto di tiro sfortunatamente abbozzato ed improvvisato, rimasto a tutt’oggi ancora approssimativo.

    L’unica vera chance per Rocco, sarà quella di poter contare su ausili idonei ed atti a consentirgli di gareggiare alla pari con tutti gli altri competitors, riuscendo a trovare un assetto stabile e sicuro sul proprio panchetto di tiro, auspicando una condizione di pari opportunità come primo, indispensabile requisito per consentire una valida espressione del proprio valore sportivo.

    Ecco, quindi, un altro cuore gonfio di vita e di passione che non si ferma mai nonostante le difficoltà fisiche e la ricorrente distanza dagli ausili necessari, sempre in continua e generalizzata lotta per l’affermazione dei propri diritti.

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