• di Eva Curatola – Come ogni domenica CityNow.it torna con un nuovo appuntamento della rubrica #InsideThebook. A far da protagonista questa settimana “I Ribelli d’Italia – Il sogno della rivoluzione, da Mazzini alle Brigate Rosse” di un reggino d’adozione: il Prof. Paolo Buchignani.
    Nato a Lucca nel 1953, Buchignani è autore di diversi volumi, tra cui Un fascismo impossibile (il Mulino, 1994), Fascisti rossi (Mondadori, 1998), La rivoluzione in camicia nera (Mondadori, 2006). Le radici delle tendenze massimaliste prevalenti nella cultura politica italiana sono state analizzate da Giuseppe Bedeschi nel libro La fabbrica delle ideologie (Laterza, 2002). Lo sviluppo novecentesco del mito della nazione è invece oggetto del saggio di Emilio Gentile La grande Italia (Mondadori, 1997; poi Laterza, 2009). Sul versante delle idee e dei partiti di sinistra: Giovanni Sabbatucci, Il riformismo impossibile (Laterza, 1991); Massimo L.Salvadori, L’idea di progresso (Donzelli, 2006).
    Reggino d’azione in quanto da qualche anno insegna all’Università per Stranieri Dante Alighieri come professore di storia contemporanea.
    Non molto tempo fa la sua ultima fatica editoriale è stata presentata anche nella nostra bellissima città, accompagnato dal collega Amato, noto storico reggino.
    Ribelli d’Italia” pone inevitabilmente il lettore dinnanzi ad un interrogativo. “Perché in Italia non è mai avvenuta una vera e propria rivoluzione?” I tentativi sono stati di certo tanti, ma tutti hanno avuto un esito negativo.
    In questo suo libro Paolo Buchignani traccia un percorso che, dal Risorgimento agli anni di piombo, mostra la fortuna e la longevità della rivoluzione: «tradita», «incompiuta», via via corredata da varie denominazioni, così seducente e popolare da essere stata per tanto tempo, più o meno consapevolmente e strumentalmente, abbracciata anche da coloro che rivoluzionari non erano.

    “La storia degli ultimi due secoli è segnata nel profondo da un mito potente e vitalissimo, fonte di grandi speranze e generose utopie, di fanatiche fedi e rovinose tragedie: la Rivoluzione.”
    Emerge con forza come, al di là della volontà di uomini, partiti, élite intellettuali, spesso mossi da sincere intenzioni di rinnovamento e di giustizia sociale, il richiamo alla rivoluzione abbia avuto esiti deleteri e abbia costituito un ostacolo rispetto all’affermazione di una cultura politica autenticamente democratica e riformista. Una cultura di cui, specialmente in questa fase storica, si avverte la necessità, per affrontare con efficacia le drammatiche sfide del nostro tempo.
    Perché ancora oggi in Italia stenta ad affermarsi una cultura politica riformista?
    Per quale motivo persistono, tanto a destra quanto a sinistra, consistenti tracce di populismo e di estremismo? Perché abbiamo avuto il più grande Partito comunista dell’Occidente e non è riuscita a mettere radici una solida socialdemocrazia di tipo europeo? E su quale terreno affonda le radici il terrorismo, da noi così virulento?

    Questi e molti altri sono gli interrogativi ai quali tenterà di rispondere Buchignani fra le pagine del suo libro.
    Il tentativo di rispondere a queste domande, più che mai attuali, non può però prescindere da un’analisi della storia del nostro Paese che ponga al centro il mito della rivoluzione. Un mito non soltanto italiano, ma che in Italia si è dimostrato particolarmente vitale e incisivo. Un’idea potente e trasversale, fonte allo stesso tempo di grandi speranze e di luttuose tragedie: la patologia di un secolo, il Novecento, segnato da guerre e totalitarismi.

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