• “Riace è un modello, il suo sindaco un esempio. Un semplice uomo che da anni, con generosità, intelligenza, audacia, gentilezza, accoglie i rifugiati e riesce a intrecciare le vite degli italiani di Riace con quella di persone che provengono da altre culture e da altre lidi”.

    Sono queste le parole di Jack Lang, direttore dell’Institut du Monde Arabe a Parigi, ministro della Cultura con François Mitterrand, ai microfoni di Radio Riace International, un’emittente nata a Parigi.

    Marc Jacquin, coordinatore dell’associazione Phonurgia Nova di Arles, un collettivo impegnato nella promozione della sound art e della creatività in radio, in occasione del Festival del podcast che si è volto nella capitale francese, era ospite di Rosaria Lucano.

    Rosaria è la cugina di Mimmo, il sindaco del borgo dell’accoglienza, in Calabria, cancellato con un provvedimento del ministero dell’Interno a seguito dell’indagine che ha travolto Lucano. La procura di Locri accusa Mimmo Lucano di irregolarità nell’affidamento del servizio di raccolta rifiuti e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso matrimoni irregolari.

    “Jacquin mi ha chiesto se conoscessi il sindaco di Riace – racconta Rosaria Lucano – Siamo figli di due fratelli, gli ho spiegato. Era molto sorpreso della parentela. Siamo rimasti in piedi fino all’alba, in cucina, a progettare qualcosa che potesse sostenere Mimmo e diffondere in Francia il suo modello. Così è nata la radio e la mattina, dopo aver coinvolto tecnici e artisti, come Daniel Martin che costruisce meravigliose immagini sonore, intellettuali e operatori umanitari, l’abbiamo presentata al Paris Podcast Festival. Jack Lang ci ha subito appoggiato“.

    Le trasmissioni, in francese, inglese, italiano, vanno in onda dalle 18 alle 24, ma si possono riascoltare in qualsiasi momento in streaming sul sito. Non solo testimonianze di migranti e di gente comune, commenti politici, analisi, ma anche suoni, voci, rumori che animano un’unica lunga composizione radiofonica. 

    L’idea di Jacquin è che l’esperienza di Riace “lontano dalle teorie astratte sull’integrazione, ci offre una realtà esemplare di solidarietà che dura da trent’anni. Perché non applicare questo modello anche nelle nostre campagne?”.

    In Francia il caso Riace sta facendo rumore: Libération, Le Monde, France Culture, Telerama France hanno dato grande risalto all’arresto di Mimmo Lucano, oggi libero ma con divieto di dimora nel suo paese, e alla eccezionale solidarietà manifestata in tutta Europa.

    Il giornalista Antoine Chao, fratello del cantautore Manu Chao (icona dei centri sociali e del “popolo di Seattle”), ha raccontato Riace ai microfoni di France Inter (di Radio France).

    La comunità internazionale Longo Maï, nata 40 anni fa a Basilea, un’organizzazione fondata su basi cooperativistiche, con lo scopo di recuperare aree rurali che soffrivano di spopolamento – tentando una strada alternativa al capitalismo – sosterrà con la propria rete il borgo calabrese, promuovendolo nel circuito del turismo solidale. L’impegno è di Hannes Reiser che è uno dei fondatori della comunità, molto vicino a Lucano.

    E a muoversi per dare un futuro al borgo dell’accoglienza, nella Locride, oltre a Recosol, la Rete dei comuni solidali che da mesi sta sostenendo Riace con sottoscrizioni molto partecipate, ora c’è il mondo del commercio equosolidale. La cooperativa sociale Chico Mendes, la più grande del settore in Italia, attiva anche nella promozione della finanza etica, fondata a Milano nel 1990, è pronta ad acquistare la moneta alternativa che circolava in paese, per dare nuovo impulso all’economia del borgo.

    I bonus, che durante lo Sprar erano a disposizione degli immigrati, saranno riutilizzati all’interno delle botteghe, convertiti in moneta. Intorno ai 340mila euro il loro valore complessivo. La proposta arriva da Stefano Magnoni, direttore di Chico Mendes Altromercato che a Caulonia insieme a Tonino Perna, professore di Sociologia economica all’università di Messina, ha incontrato Mimmo Lucano.

    Lucano è entusiasta di tutta l’energia che si muove intorno a Riace (Milano qualche giorno fa a Palazzo Marino lo ha accolto con grande calore). Ma ribadisce: “Riace vuole giustizia. Cosa vuol dire? Che lo Stato deve pagare le attività svolte nel 2017 e nel 2018, per il Cas e lo Sprar. Con questi crediti il comune non solo coprirebbe tutti i debiti ma avrebbe molti margini”.

    L’ex sindaco – di cui molti nelle piazze e sul web chiedono la candidatura a Nobel per la Pace – è pronto a ripartire con progetti di accoglienza spontanea.

    E non si stanca di dire Lucano che a Riace si è interpretato alla lettera il senso dello Sprar: “Il Sistema di protezione fa riferimento all’accoglienza integrata, ed è esattamente quello che ho fatto. Ho utilizzato i 35 euro a disposizione per ogni migrante non solo per dare un posto letto e da mangiare, ma anche per integrarli nel tessuto sociale e nel mondo del lavoro. Per questo abbiamo aperto 12 botteghe, quella tessile, del vetro, della ceramica, del cioccolato, la fattoria didattica con gli orti, il frantoio. Abbiamo proposto il turismo solidale, avviato la raccolta di rifiuti con gli asini. Attività pulite, trasparenti, dove la ndrangheta non ha mai potuto metterci il naso. E abbiamo riaperto le scuole, l’asilo multietnico, i laboratori medici, abbiamo restituito vita a un borgo abbandonato. E invece è proprio di questo che mi accusano: avrei distratto fondi per realizzare l’accoglienza integrata!”.

    Sul sito dello Sprar si legge che i progetti territoriali prevedono di “accompagnare ogni singola persona accolta lungo un percorso di (ri)conquista della propria autonomia”.

    La politica non sta a guardare: il presidente della Regione Mario Oliverio ha organizzato qualche giorno fa un incontro con Mimmo Lucano, Enrico Rossi, governatore della Toscana, e don Massimo Biancalani, il parroco di Vicofaro che portò i migranti in piscina e da allora è bersaglio di Casa Pound ma non solo. Un impegno a diffondere il modello Riace (anche la Toscana soffre di spopolamento delle aree interne).

    “I progetti Sprar sono attivi in 13o comuni calabresi con 3726 posti che sono il 10% di quelli nazionali – ha spiegato Oliverio – cancellarli è una lucida follia, ed è necessario che sull’immigrazione il governo centrale si confronti con le istituzioni locali. Troveremo strumenti per un percorso dal basso, perché siamo mossi da un’altra idea di accoglienza e di umanità”. Prossimo appuntamento entro la fine dell’anno in Toscana.

    Fonte: IlSole24Ore

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