• di Pasquale Romano-  “Reggio Calabria è la mia città”. Introdotto dalle note del brano ‘Happy’ di Pharrell Williams, Teo Teocoli in apertura di spettacolo si rivela subito al pubblico del Cilea. Pochi gli anni trascorsi in riva allo Stretto, subito dopo la nascita, ma ricchi ugualmente di ricordi e aneddoti.

    “Ricordo che facevamo la fila per prendere l’acqua, tutti con il bidone in mano, perché ad un certo punto la staccavano. Erano altri tempi. Ah è ancora così pure oggi?” domanda divertito lo showman, dimostrando di conoscere la realtà odierna reggina, tra le risate del pubblico.

    Prima parte dello spettacolo dedicata al trasferimento a Milano, da bambino, con tutti gli choc e i luoghi comuni del caso. I primi giorni di scuola, il talento di artista che prova a sbucare fuori da un destino preassegnato da ragioniere. Le prime esperienze, i fallimenti, l’amore per la musica che deve fare i conti con i ‘consigli’ di mamma e papà, inclini infine ad assecondare le aspirazioni dell’unico figlio.

    Era la Milano degli anni ’60, l’Italia ruggente aveva voglia di dimenticare crisi e guerre, lacrime e povertà. Teocoli ripercorre le tappe principali di 73 anni di vita umana e professionale, la carta d’identità infatti non viene nascosta ma esibita con orgoglio.

    E’ un viaggio dolceamaro, consapevole delle lancette trascorse. Dopo aver intonato ‘Love me’ di Elvis Presley, esibendo doti canore forse sconosciute ai più, Teocoli si spoglia di sé stesso e veste i panni dell’ “idolo-amico” per eccellenza, Adriano Celentano.

    ‘Acqua e Sale’, ‘Storia d’amore’, infine L’emozione non ha voce con il Cilea in coro a cantare il ritornello. Teocoli ricorda l’amicizia con il Molleggiato, le corse in macchina e i Festival di Napoli ‘ceduti’ da Celentano con risultati fallimentari.

    La comicità nel senso più puro del termine è dedicata al segmento che vede Teocoli vestire i panni di Felice Caccamo, giornalista, antiquario e pescatore.  Un viaggio tragicomico e infinito alla Fantozzi, da Napoli a Milano (con tappa…a Cipro) strappa le risate convinte del Teatro Cilea.

    La malinconia fuoriesce convinta dall’ultimo tratto di spettacolo. Teocoli ricorda gli anni vissuti a Reggio Calabria, il mare, la povertà diffusa impossibile da nascondere. Un Teo bambino scappa dalla madre e trova rifugio tra le braccia della nonna, risalendo solitario la strada da Calamizzi al Rione Marconi.  Il sipario emotivo è dedicato ai viaggi interminabili, tra sudore e stanchezza, che riportavano Teocoli a Reggio Calabria.

    Ore, forse giorni, sempre con il solito capolinea. Prima Paola, poi lo Stretto con i piloni che reggono le sponde siciliani e calabresi. ‘Sugnu a Riggiu, sugnu ancora a Riggiu…’ Teocoli si congeda così, in uno spettacolo essenziale e minimale, ma che tocca ugualmente le corde dell’anima.

     

    FOTO DI ANTONELLO DIANO

     

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