• di Pasquale Romano – Reggio Calabria, per una sera, capitale del Brasile. Evento memorabile quello andato in scena al Teatro Cilea con il concerto di Gilberto Gil, vero e proprio monumento della musica tropicalista.

    In riva allo Stretto l’unica tappa italiana del tour europeo di Gil, dato che rafforza sensibilmente l’importanza di una serata forse irripetibile, certamente da ricordare a lungo.  Il Cilea si è cosi vestito di verde-oro, decine infatti i fan brasiliani arrivati soprattutto da Sicilia e Calabria, “W Bahia!” e “Brazil!” i cori che ne hanno scandito la calorosa presenza.

    Ad aprire il concerto, uno ‘tsunami di ritmo e passione’, ovvero i Tamburi di Luca Scorziello. I numerosi percussionisti, in mezzo al pubblico per accentuare il flusso di energia,  hanno aperto le danze in un gioco di suoni, un saliscendi di ritmi fatto di assoli e coralità. C’è posto anche per una simpatica incursione nella tarantella calabrese, è cosi che Reggio ‘chiama’ Rio in un Ponte ideale, fatto di suoni istintivi e puri.

    Le parole dell’assessore comunale alla Cultura, Irene Calabrò, e del promoter Ruggero Pegna hanno fatto da prologo all’esibizione di Gilberto Gil. “C’è voglia di riscatto, di far parlare della Calabria per cose positive. Siamo orgogliosi di poter assistere ad un simile concerto, è il miglior epilogo possibile per ‘Reggio chiama Rio’ “, evidenzia un soddisfatto Pegna.

    Arriva finalmente il momento di Gil, accompagnato dalla banda “Cortejo Afro” di Salvador di Bahia di Mestre Gordo, dalle voci liriche del “Nucleo dell’Opera di Bahia” Graça Reis, Juliana Bastos, Carlos Eduardo Santos e Josehr Santos e dall’Orchestra calabrese diretta dal compositore e ideatore del progetto artistico, Aldo Brizzi. Particolarmente suggestivi i costumi e le scenografie  di Alberto Pita (dominate da un cuore), fondatore del “Cortejo Afro”, e di Rosangela Nascimento.

    Gil non ha mai smesso di vedere il suo Paese con gli occhi critici dell’impegno civile, sia come compositore che come cittadino; si impone come una sorta di “coscienza critica” del Brasile moderno e, in particolare, della sua anima africana. Forse, più di altri colleghi, Gil ha manifestato una visione “politica” del patrimonio culturale del Brasile.

    Prevale la sezione dei fiati nella parte iniziale del concerto, successivamente l’attenzione si sposta sulle voci liriche, poi gli scroscianti applausi del Cilea accompagnano l’ingresso in scena di Gilberto Gil. Il musicista brasiliano si fa beffe della carta d’identità, e propone perle del proprio percorso professionale, sempre fatto di impegno civile e valorizzazione della cultura africana.

    Dopo le emozioni suscitate dall’interpretazione di “Não Chore Mais” (No Woman, No Cry), arriva il momento più intimo del concerto. Solo Gilberto Gil e la chitarra, con il cuore della scenografia che si  accende e ‘riscalda’: Cilea pervaso da brividi, lo stesso maestro Brizzi invita Gil a continuare, allungando di qualche minuto il one-man show.

    Altra preziosa chicca per il pubblico del Cilea. “Ho avuto l’onore e il piacere di scrivere un’opera assieme a Gilberto Gil, ‘Negro amor’. Questa sera proporremo in anteprima quattro brani dall’opera che arriverà nei teatri nel 2019”, cosi il direttore dell’orchestra Aldo Brizzi annuncia la parte del concerto più lirica, nella quale Gilberto Gil si alterna alla perfezione con i tenori e soprano presenti sul palco.

    Si arriva cosi, rapidamente (come accade quando si assiste ad un qualcosa di pregevole, con l’intenzione di voler dilatare il tempo) alle battute conclusive. Si torna alle origini, alle canzoni che da decenni accompagnano Gilberto Gil nelle sue esibizioni in giro per il mondo. Musica senza tempo, musica che fa sognare e rimanere sospesi in aria. E’ una colonna sonora della vita del musicista brasiliano, che diventa colonna sonora di un’intera nazione. Il Cilea è spettatore privilegiato, e si infiamma incoraggiato dallo stesso Gil, che saluta e ringrazia affiancato dal numeroso gruppo presente sul palco.

    foto: Massimiliano Natale (Ansa)

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