• Attraversando zone come la Grecia, il Bangladesh, il Kenya, l’Italia, Gaza e la frontiera messicana, Ai Wei Wei concentra la sua attenzione sulla situazione legata alla crisi migratoria. Cercando di capire le conseguenze globali della crisi, ci si interroga su cosa abbia spinto oltre 65 milioni di individui a lasciare le loro terre, colpite da guerre, carestie e cambiamenti climatici insopportabili, per un futuro incerto.
    In concorso alla 74° Mostra del cinema di Venezia

    Lunedì 2 ottobre alle 20.30 al Cinema Aurora verrà proiettato in anteprima nazionale come Evento Serale alle 20.30 il film “Human Flow” del grande artista dissidente cinese Ai Weiwei, presentato al Festival del Cinema di Venezia

    Il tema dei rifugiati e dei profughi che per mille ragioni attraversano confini, geografici o naturali, è uno dei nodi più roventi del dibattito mondiale di questi tempi. Il cinema si è avventurato in maniera variegata, dal documentario tradizionale vicino al reportage giornalistico alla scelta di una storia esemplare da raccontare in un film di finzione. Artista poliedrico, il dissidente cinese Ai Weiwei nel suo viaggio di 140′ in 23 paesi, sceglie di rappresentare 65 milioni di persone costrette a spostarsi in fuga da guerre, carestie, cambiamenti climatici.

    In “Human Flow” l’oggetto e il soggetto dell’esperimento di osservazione si sono talvolta influenzati a vicenda, proponendo un punto di vista meno universale, magari più personale. Un lavoro girato nel corso di un anno denso di drammi, che propone riuscite sintesi visive e altre più distratte.

    Condivisione e umanità sono parole d’ordine che risaltano comunque dal lavoro di Ai Weiwei, che fluisce con un ritmo ben calibrato, che alterna luoghi e volti, tragedie e momenti di alleggerimento, ponendo l’attenzione su un tema centrale del problema, spesso dimenticato dal nostro sguardo eurocentrico: l’universalità della questione, la sua dimensione mondiale che coinvolge etnie, religioni, generazioni, classi sociali.

    “Human Flow” è un buon antidoto alla grettezza di chi guarda il suo orticello senza meditare sul proprio albero genealogico, senza dover arrivare alla storia nazionale. In controluce appare qua e là la vera sfida dei prossimi anni: quella dell’accesso alle risorse, energetiche come naturali, necessarie per vivere e per sostenere lo sviluppo di quella maggioritaria parte del mondo che pretende di compiere gli stessi errori dell’Occidente, senza che quest’ultimo abbia troppe carte morali – chissà se politiche – per dissuaderla.

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