• Il romanzo racconta in maniera differente la nostra terra rispetto gli stereotipi ormai diffusi, con l’intento di ritrovare i basilari valori che hanno accompagnato e unito i calabresi durante gli anni dell’immediato secondo dopoguerra.

    Uomini e donne che hanno contribuito alla ricostruzione culturale ed economica di un territorio attraverso un percorso  di vita vissuto a testa alta, con immani sacrifici, ma con  tanto orgoglio e dignità. Valori che, oggi, per certi versi, purtroppo, appaiano smarriti.  La società contadina, con i suoi tempi, ritmi e  cadenze riconducibili a quel periodo vengono rivelati attraverso stanze preziosamente affrescate di racconti di vita, dipingendo personaggi realmente esistiti che hanno realizzato, in silenzio e con tanto impegno, la storia del nostro Paese.

    L’autore lancia con raffinata eleganza un messaggio che intende ribaltare la percezione negativa che oggi si ha della Calabria. Un luogo che, nel  periodo descritto, aveva ripreso a vivere, dopo il devastante terremoto del 1908 e le successive due guerre mondiali, con la certezza di una proiezione al futuro differente rispetto al passato, con il fondamentale contributo di una generazione che, nonostante la povertà diffusa, aveva permesso ai propri figli  di emanciparsi. I nati nel territorio rappresentato nel romanzo, a partire dalla fine degli anni ’40, infatti, con caparbietà e immani sofferenze, hanno seguito un percorso che li ha portati  a creare la solida ossatura  di una società in piena trasformazione. Il racconto che si inserisce con vigore  tra le novità letterarie è un raffigurazione di luoghi e personaggi sui quali ci si sofferma con limpidezza descrittiva e viva emozione sino a renderli “familiari”, tanto da affezionarsene.

    E’ così che l’Autore, con tanto amore ed attenzione, regala a ciascuno dei  protagonisti che nella Storia prendono identità e corpo, l’eternità del loro caldo ricordo e, per alcuni aspetti, anche quella del loro essere esempio. Si tratta, infatti, di personaggi che, il verismo descrittivo della narrazione, consente al lettore di ricondurre astrattamente alla memoria di una propria storia e di un proprio ricordo, in quanto la loro rappresentazione è agganciata a molte rievocazioni storiche, ai costumi ed allo stile di vita di paesi e città, ai tristi fenomeni dell’emigrazione, alle occupazioni militari, frutto della piena sopraffazione degli interessi economici.

    Il racconto di quel periodo, in parte dimenticato e comunque trascurato, potrebbe far riflettere sulle potenziali capacità del popolo calabrese di riappropriarsi della propria storia con la volontà di ribaltare, tramite la cultura e la riacquisizione della dignità, in parte perduta, di quella forza che  dovrebbe portare a contribuire – secondo l’Autore- a cambiare il corso delle cose mettendo da parte una ormai diffusa mentalità disfattista.

    “Era fame di vita”, con una straordinaria apertura al mondo, che libera il racconto dalle reti di un ristretto provincialismo, trasmette un messaggio di speranza e d’amore che accompagna il lettore dalla prima all’ultima pagina.

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