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Pasino a CityNow: ‘Anni meravigliosi. La Reggina, Cevoli, Praticò, i tifosi, il valore di quella maglia…’

  • di Michele Favano – Quella faccia da bravo ragazzo, quel mancino di altissima qualità che negli anni ha distribuito assist e realizzato tanti gol. Altro calcio, altri tempi erano gli anni novanta quando Rubens Pasino infiammava la piazza di Reggio Calabria. Lui cresciuto nel settore giovanile della Juventus, squadra con la quale non ha mai avuto la fortuna di farne l’esordio, ha trovato con la maglia amaranto le prime soddisfazioni da calciatore, poi la definitiva consacrazione con quelle di Crotone e soprattutto Modena.

    Mister promozioni, ne ha ottenute ben quattro in carriera, ha chiuso con il calcio giocato nel 2010, una esperienza da allenatore nelle giovanili del Sassuolo e poi?

    “ E poi nulla, sono fuori dal calcio da diversi anni. Dopo l’ultima esperienza in neroverde non mi sono arrivate proposte successivamente interessanti e quindi ho deciso di fermarmi”.

    Rubens intuisce che la nostra chiamata è strettamente collegata a quel suo percorso professionale, per qualche anno incrociatosi con quello del nuovo allenatore della Reggina Roberto Cevoli

    “Ero di proprietà della Juve ed iniziavo a fare qualche esperienza in giro per l’Italia. In quegli anni il mercato di riparazione si svolgeva nel mese di novembre e dopo un buon inizio in B con l’Ascoli, il cambio di allenatore della squadra marchigiana, mi aveva chiuso spazi nell’undici titolare. Insieme all’allora direttore generale della Juventus Luciano Moggi, si decise il mio trasferimento alla Reggina, mai scelta fu più azzeccata. Prima il prestito, poi la comproprietà, poi l’acquisto definitivo.

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    Anni bellissimi, tutti ricordano la promozione con Zoratti perché si è vinto, ma per quello che mi riguarda anche in seguito, tranne l’ultima stagione, ho raccolto tantissime soddisfazioni. Reggio piazza straordinaria e la gente che viveva quotidianamente di calcio. L’ impresa nella mente di tutti è quella di Avellino che diede al nostro campionato la svolta definitiva, insieme a quel successo tanti tifosi a distanza di anni, ricordano anche la mia rete a Gualdo Tadino, in quel modo non ne ho più fatti, un pallonetto da quasi quaranta metri.

    Due ricordi contrapposti contro la stessa squadra, il Genoa. Esordio in B in trasferta al Marassi, fu un clamoroso 7-0 contro i rossoblu con la conseguente forte contestazione dei tifosi. Nella gara di ritorno un match molto maschio, campo brutto, stavano sull’1-1. Vantaggio con Ceramicola, pareggio di Montella e poi al minuto 93 il mio gol con l’esplosione del pubblico per quella rivincita che eravamo riusciti a consumare dopo quell’incredibile sconfitta”.

    Parliamo di Cevoli?

    “Assolutamente si. Non sono sorpreso che Roberto Cevoli sia diventato allenatore. Persona intelligente, già allora con una buona predisposizione per fare questo mestiere e sono molto contento che sia arrivato alla Reggina. Lui conosce benissimo l’ambiente, vi era tornato da tecnico del settore giovanile, credo possa fare molto bene. Da calciatori abbiamo vinto due campionati insieme, uno con la Reggina ed uno a Modena.

    Del girone C so molto poco soprattutto in fatto di calciatori, seguo la Reggina ed i suoi risultati, chiaro che Reggio merita di fare campionati diversi, è stata sempre una piazza abituata a lottare per vincere.

    Il presidente Mimmo Praticò lo conosco benissimo. Lui è sempre stato molto vicino a noi calciatori, bravissima persona.

    Mi riferiscono che molto è cambiato sul piano dell’entusiasmo. Quando per tanti anni non si conseguono risultati importanti è normale che il coinvolgimento vada scemando, basta una scintilla, quindi risultati positivi per riportare la gente allo stadio. I campionati si vincono con i giocatori buoni, io sinceramente non conosco quelli che la Reggina ha acquistato, ma spero di vero cuore che si possa lottare per vincere.

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    Con quella maglia ho giocato tantissime partite. La cosa che mi impressionava di più era la presenza massiccia dei tifosi indifferentemente in casa e fuori. E poi mi hanno sempre voluto bene, anche sul piano del rendimento un calciatore che sente l’affetto della gente, ha una carica in più quando nel momento in cui scende in campo. Giocare a Reggio per un calciatore non era semplicemente scendere in campo, fare la partita e tanti saluti, c’era qualcosa di speciale, di affascinante nell’ambiente tutto e voi ricordate bene che sono andato via mal volentieri. Io, Poli e Giacchetta sentivamo molto questo senso di appartenenza”.

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