• Motta San Giovanni (RC), una cittadina situata lungo la costa jonica, non lontano da Reggio Calabria, nota per la presenza di una notevole opera del patrimonio artistico della Calabria: il castello di San Niceto. E tra le tante strutture religiose in cui nel passato veniva praticato il rito greco, ancor oggi meta di molti pellegrini, è il Santuario della SS. Assunzione del Leandro, un antico luogo di culto di origini bizantine.

    Le origini di Motta San Giovanni risalgono all’epoca pre-normanna e si è costituita Comune autonomo dal 1811. La storia, attraverso un lento e sofferto recupero del passato, le attribuisce quasi una funzione di guida (in precedenza espletata dal centro di comando del fiorente feudo di Sant’Aniceto), di cui tutt’ora si ravvisa “un fiorire” nel campo culturale ed accademico.

    Nella terra appartenuta all’antico casale mottese della baronia di Santo Nocito in Calabria, importante rimane l’apporto dell’agricoltura al sostegno economico della zona con la produzione vitivinicola (apprezzato è il vino rosso Nereddu consigliato per i piatti di carne arrosto e per i formaggi prodotti e stagionati sulle alture dell’Aspromonte) e con la coltivazione di uliveti, alcuni agrumeti,  ortaggi, legumi, cereali ed in più qualche azienda zootecnica.  Dal punto di vista vitivinicolo, anche a causa della mancanza di una coltivazione fortemente specializzata, e quindi dell’assenza finora di un settore produttivo ben organizzato – quantunque si annoveri una forma consortile volta alla salvaguardia e difesa della produzione agricola come l’AIAM ( Associazione Imprenditori Agricoli Mottesi) questo territorio non è stato interessato da Denominazioni di Origine.

    La contrada di Egua, nel Comune di Motta San Giovanni, alle spalle di Capo d’Armi (antica Leucopetra Promontorium / Λευκοπέτρα ἀκρωτήριον), è un’area ancor nota, insieme alle zone gravitanti su Reggio Calabria per la coltivazione delle viti con la vendemmia delle uve per la produzione del vino di Pellaro nelle tipologie: – ● “Pellaro” Rosso ; – ● “Pellaro” Rosso novello; ● “Pellaro” Rosato . I vigneti, un tempo numerosi, sorgono dal livello del mare sino ad un altitudine di 650 metri  ed oltre . Le colline sovrastanti la parte meridionale della città di Reggio Calabria (ivi compreso l’altipiano di Egua) – con affaccio sullo stretto di Messina e dal lato della riviera calabra in contiguità delle località Pellaro, Bocale e Lazzaro col rimanente territorio mottese – dispongono di una situazione ambientale molto favorevole per le colture vitivinicole di qualità.

    Sugli altipiani che conobbero i fasti dei coloni calcidesi di Reggio o le magnificenze delle ville rustiche (fattorie) romane, i floridi vigneti, coltivati bassissimi ad alberello per sopportare meglio le forti raffiche di vento e il freddo gelido di fine novembre, si sono ultimamente in parte ridimensionati ed il territorio di Egua – conosciuto anche col nome di Eva –  sembra adesso rimpiangere i tempi felici . Le vigne di Egua ci ricollegano alle civiltà greche, romane e bizantine che si sono succedute nel territorio, tant’è che svariati sono stati i ritrovamenti di contrappesi per presse vinarie romane tra i muri a secco [armacere(*)] posti a sostegno delle terrazze coltivate a vigneti e ricavate in alcuni declivi più ripidi dell’area  .

    Numerose le varietà di vini tra cui prevalenti il Nerello di Egua ed il Giacchinè , ma si annoverano tra quelli del tempo passato anche il Castiglione, le Malvasie , le Inzolie, le Guarnacce, il Bianco tondo di Egua, il Petroneri, lo Zibibbo, il Moscatello, l’Alicante, l’Alicante fimmanella di Egua (Vitis vinifera L.) ed altre varietà ritenute meno rilevanti.

     

    (*) armacera, muro di blocchi di pietra a secco, di recinzione o di argine su terreni a differenza di livello ; le armacere a volte risultano munite di blocchi sporgenti sul fronte esterno del muro, disposti a mo’ di gradini per consentire di poter salire o scendere .-

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