• (m.o.) E adesso? Questa, probabilmente, è la semplice, ma comprensibile, domanda che molti tifosi della Reggina hanno trovato doveroso quanto naturale porsi al triplice fischio del signor Miele di Nola, per la chiusura di Reggina-Monopoli. Una partita che ha consegnato agli amaranto l’ennesimo pugno di mosche e rimpianti. Un mix, adesso, che rischia di diventare indigesto, vista la classifica in cui si inquadra il sodalizio dello Stretto.

    Tante riflessioni che attanagliano coloro che hanno a cuore le sorti della compagine guidata oggi da Agenore Maurizi. Un tecnico capace di stravolgere la propria filosofia a metà campionato, in concomitanza con una crisi apparentemente senza fine. Un sacrificio – quello del calcio di comando a cui il trainer di Colleferro dichiarava di ispirarsi – che però, adesso, non dà più alcun frutto. La Reggina, infatti, non vince dal 21 gennaio, quando un rigore di De Francesco, ceduto a zero euro il giorno seguente, bastò per piegare la Paganese. I campani, oggi, si ritrovano ad appena due punti da Castiglia e compagni che, peraltro, nel prossimo turno saranno ospiti del Catania.

    Nè gioco, dunque, né risultati: nelle sette gare disputate da quel giorno, gli amaranto hanno totalizzato appena cinque punti, frutto di altrettanti pareggi. Senza mai dare uno squillo, senza mai cercare realmente una minima ribellione a questa autentica crisi. Sintomo di una gestione umana, prima che tecnico-tattica, evidentemente errata da parte di Maurizi: tante, troppe, le dichiarazioni fuori luogo nelle ultime settimane – dalle stilettate ad alcuni componenti della rosa, a giustificazioni decisamente leggere –  al pari di atteggiamenti che definire opinabili sarebbe comunque un eufemismo. La conferenza stampa, tanto per fare un esempio, nel dopo gara del match pareggiato – immeritatamente – sul campo del Cosenza, non il Real Madrid. Non il Real Madrid.

    La scollatura fra tecnico e tifosi, nel frattempo, diviene sempre più ampia, con la Curva Sud, o quel che nel resta, ad invitare l’ex Lupa Roma ad andare via. Una soluzione che, probabilmente e forse anche giustamente dal punto di vista dell’allenatore, non sarà mai minimamente pressa in considerazione da chi ha un posto di lavoro garantito per un altro anno e tre mesi. E quindi, ritornando alla domanda posta nel titolo di questa semplice riflessione, Agenore, ora cosa fai? Non sappiamo quello che tu abbia in mente per evitare di portare la Reggina all’inferno, né vogliamo saperlo a priori. Quello che va fatto, però, è mettere sul campo ogni briciolo di energia posseduta in corpo, restando concentrati per 95 minuti. Non 17, Agenore. E, già a partire da domenica prossima, a Catania, vogliamo vederlo, Agenore.

     

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