• di Enzo Bollani* –  “A casa tutto bene” è un titolo curioso, quotidiano, in cui tutti ci immedesimiamo.

    Il meccanismo dell’immedesimazione, noto anche come Empatia, è sempre stato alla base della musica cantautorale italiana, a partire da quel 1968 e precorsa da Luigi Tenco e Gino Paoli, genovesi d’adozione eppure entrambi riconosciuti come genovesi DOC, forse perché Genova è una città portuale, ma anche una città proiettata sul Futuro.

    Ascoltare questo disco, casualmente trionfatore al Premio Tenco e capace di togliere al Premio Tenco quella patina di fanè e di snobismo più impolverato dei mobili dell’Hotel Londra in bassa stagione (ma anche in alta stagione, ed è il suo bello) vuol dire riconoscersi nella storia della Musica d’Autore e in quanto sia entrata nelle vene e nell’immaginario collettivo.

    Lo stesso evocato a vita da Lucio Dalla, mio amico e fratello, senza virgolette, e lo stesso che stavamo perdendo a causa della velocità con cui i soliti accordi e fattori X sostituiscono cantori vari.

    Brunori Sas ha affinato molto il livello della sua produzione e ha costruito un disco veramente maturo, così fuori dagli schemi da esserci dentro in pieno, così alternativo da essere popolare.

    E siccome oggi non è popolare essere popolari, allora spero che questa produzione lanci Brunori tra i popolari veri, visto che ai concerti riesce già, calamitando un pubblico rimasto senza Venditti che, pur vivo, gioca a rincorrersi e a proporre improbabili ritorni al futuro senza presente è rimasto senza Dalla, già dal tour di “Ciao”, emblematicamente.

    “La verità” è la canzone dell’anno 2017 e fa male, lo so. Colpisce e affonda, ma soprattutto aiuta a ritrovare la bussola e a drizzare le orecchie, inducendo a prestare ascolto a parole che non si era più abitati a sentire pronunciare, con la furbizia e la dotazione intellettuale e culturale che un quarantenne come Brunori può capitalizzare al massimo, avendo vissuto gli ultimi anni di successi dei musicisti di riferimento, e pescando in una propria cultura generale che pochi possano vantare.

    Il videoclip non è da meno ed è uno dei meglio riusciti di quest’epoca rimasta a corto di budget, oltreché di idee capaci di uscire dall’ombra, e soprattutto di produttori come Micocci o Bardotti.

    Gli altri singoli estratti sono stati, nell’ordine cronologico: “Canzone contro la paura”, in cui il riferimento a Lucio Dalla è particolarmente evidente, sia per gli appoggi che per l’intonazione, ma anche per l’arrangiamento, che strizza l’occhio a “Com’è profondo il mare”.

    A ruota, poco prima dell’estate, è uscita “Lamezia Milano”, in cui un sound vagamente stile Cerco un centro di gravità permanente si fa più ossessivo che nella versione di Battiato, spostando i riferimenti su una Bandiera Bianca che sventola per via delle banche, vera ragion d’essere di un’Europa senza bussola, e sul ricatto continuo di una Guerra Santa che sa tanto di pilotato.

    Se avessi potuto scegliere altri singoli, da utente e ascoltatore o anche solo da proto-musicista, avrei scelto questi:
    “Colpo di pistola”, che è una storia d’amore e ossessione, finita in tragedia, sceneggiata come un film. Questa canzone è un capolavoro, senza mezzi termini, anche se molto impegnativa per via dell’argomento.
    Non è che sia facile passare un assassinio, in radio.

    “Sabato bestiale” e “Secondo me” sono canzoni più forti di “Canzone contro la paura”, che secondo me pecca di un po’ di autoriferimento, anche se è legittimo e filologicamente, storicamente giusto.
    Secondo me, secondo me…

    Secondo i numeri.

    L’album, parlando di numeri, è il quarto della carriera di Brunori Sas, ormai più Srl che Sas, come prefigurato in un tour teatrale a metà strada tra teatro canzone e cabaret, e ha raggiunto la terza posizione in classifica, superando quota 25mila copie, che gli hanno conferito il titolo di Disco d’Oro.

    Oggi, casualmente, Brunori ha presentato con ironia e stile quello che sarà il tour teatrale prossimo venturo, in arrivo anche a Reggio Calabria.
    E io non vedo l’ora.

    Penso che in molti siano d’accordo.

     

     

    * Enzo Bollani ha esordito nello show business nel 1997, avviando una collaborazione durata per oltre un decennio con Lucio Dalla e ricoprendo il ruolo di segretario di produzione degli show evento di Adriano Celentano, da “Francamente me ne infischio” a “RockPolitick”, fino ad essere ingaggiato come direttore di produzione nell’Area Informazione a MTV Italia, negli anni Duemila, dove ha curato la produzione del TG e delle classifiche: Hit List Italia e Dance Floor Chart.

    Ha collaborato con David Bowie e ha scritto trasmissioni ed eventi musicali con Franco Nisi, direttore della testata giornalistica di Radio Italia, dove ha curato le regie degli show al Casino di Campione d’Italia e del gemellaggio Milano Pechino, con China Central TV 4.

    Musicista e progettista, produttore discografico indipendente ed evidentemente fan di Franco Battiato, ha spostato il baricentro della propria attività creativa a Reggio Calabria, dove il cielo è sgombro e si possono vedere le stelle, oltre all’Etna, innevato e non.

    ‘Musikanten’ è il nome di questa rubrica, che attraverso Citynow.it vi parla di dischi nuovi e antichi, dal punto di vista di una persona in grado di distinguere un Do da una sedia, citando una sortita di Angelo Branduardi, ma soprattutto curiosa e alla costante ricerca del Bello, perché la musica si ascolta con gli occhi.

    E perché, normalmente, non parla in terza persona.
    Altrimenti sarei il fratello di Tarzan.

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