• “E’ un master di diritto penitenziario che parte in concomitanza con l’approvazione della Riforma penitenziaria”. Lo dichiara il presidente della Commissione Giustizia del Senato Nico D’Ascola alla presentazione del Master dell’Università Mediterranea in “Criminologia e Sistema Penitenziario”.

    “Questa Facoltà è stata fondata da un gruppo di professori reggini ed è stata portata a livello delle università che si trovano in contesti sociali più progrediti, collocandola al sesto posto nazionale come Facoltà di eccellenza. La nostra società – prosegue D’Ascolasoffre la frantumazione di un contesto divisivo intellettualmente. Il carcere può diventare un luogo all’interno del quale si ricostruisce la società, si risocializza. Il punto del diritto penitenziario è l’attuazione del principio di rieducazione, attraverso la risocializzazione. La trasformazione del carcere da luogo di conflitto in luogo di reinserimento. Le società sono organiche allorquando sono coese, hanno obiettivi comuni. L’università diventa anche strumento di lavoro. Un grosso problema che riguarda la frequentazione delle università è quello del lavoro. I giovani vengono nelle università in numero inferiore rispetto a quello che sarebbe nelle aspettative perché c’è poco lavoro. Il master è lo strumento per dire che l’università si preoccupa anche della collocazione attraverso la formazione, dando delle possibili concrete di lavoro”.

    A margine dell’incontro, il presidente è intervenuto sul codice antimafia: “Il codice risolve soprattutto un aspetto quello della trasparenza delle amministrazioni dei beni soprattutto aziendali e delle aziende, sequestrati e poi eventualmente confiscati. Questo era un problema – continua il presidente – che si è addirittura manifestato, e che ha impostato la necessità al legislatore di intervenire sul punto della scelta, della nomina, ma anche di chi nominare quale amministratore giudiziario, si introducessero norme rispettose del principio di trasparenza, di modo che l’amministrazione delle aziende avvenisse intanto seguendo dei criteri economici. L’amministrazione delle aziende sia funzionale quindi al mantenimento dell’occupazione. Non è pensabile che l’arrivo dello Stato nella gestione di patrimoni sospetti, ovvero dichiaratamente di origine mafiosa, comporti il licenziamento dei dipendenti e quindi l’idea dell’arrivo dello Stato nell’ amministrare beni di origine illecita coincida con la disoccupazione, la riduzione dei posti di lavoro. L’intendimento – conclude D’Ascolache abbiamo perseguito è di rendere per un verso trasparente la nomina ma soprattutto funzionale al mantenimento dell’occupazione l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati”.

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