• di Eva CuratolaCityNow.it torna con un’altra delle sue ‘Piacevoli Chiacchierate’.

    Avevamo ripreso il format qualche settimana fa, dopo la pausa estiva, facendo ripartire le interviste in diretta del nostro magazine, che vedono protagonisti ospiti di rilievo pronti a rispondere alle nostre e alle vostre domande.

    Le interviste dal tono informale, che CityNow aveva messo in piedi durante i primi mesi del 2017, avevano aperto battenti in compagnia del Presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria, Ninni Tramontana.

    L’ospite che ci ha fatto compagnia, nel pomeriggio di ieri, è invece lo chef reggino Filippo Cogliandro. Nato nel 1969 a Melito di Porto Salvo, terzo di cinque figli, Cogliandro, negli ultimi anni è stato spesso al centro di molte notizie per il suo spirito intraprendente e anticonformista.

    “Mi piace essere definito uno chef reggino. È questa la mia terra, il posto in cui opero attraverso le sue materie prime”.

    Filippo Cogliandro però è molto di più di un semplice chef reggino, grazie al suo impegno e al duro lavoro è stato nominato Ambasciatore Antiracket della Ristorazione Italiana nel Mondo.

    La parola chiave della nostra ‘Piacevole Chiacchierata’ con lo chef reggino, ormai impegnato a girare l’Italia, l’Europa e il mondo, per promuovere i nostri prodotti, è “Libertà”.

    La storia di Filippo comincia infatti da un momento storico ben preciso, scolpito nella mente di coloro che l’hanno vissuto e in quella di chi l’ha studiato sui libri di scuola: la caduta del muro di Berlino. Un crollo, che per la prima volta nella storia non distrugge, ma crea. Un vero e proprio spartiacque fra la storia moderna e quella contemporanea.

    Ho vissuto intensamente questo periodo storico. Ho sempre amato la storia, in particolare quella che vivevamo. La caduta del muro di Berlino mi ha dato un input davvero straordinario. Una città divisa da un muro, est ed ovest, che improvvisamente torna ad essere una cosa sola dopo la sua caduta. Quello che mi ha colpito, è stata la gioia travolgente, quel vivere quel determinato momento storico in cui i cittadini si sono sentiti finalmente liberi di stare insieme. Questo concetto ha aperto poi un percorso straordinario”.

    Quella messa in piedi con Filippo Cogliandro è un’intervista tappa per tappa che riprende il suo lavoro, le sue conquiste ed i suoi grandi successi. Nel ’97 lo chef reggino della rivoluzione apre infatti il suo primo ristorante, con solamente 16 coperti che piano piano nel 2004 diventano 60. Quello che era cominciato come un gioco tra amici è divenuto ben presto qualcosa di davvero importante. Coincidenza o destino?

    Io credo che ognuno di noi crei il proprio destino. Quest’opportunità venne fuori proprio in funzione del fatto che cercavamo un locale in cui poter festeggiare in maniera importante. Con Gaetano e Giorgio non si riusciva a trovare un posto che esprimesse quel senso di libertà che era venuto fuori con la caduta del muro di Berlino”.

    Il lavoro creato mattone dopo mattone da Cogliandro riprende la cucina reggina in tutto il suo splendore, lui stesso ai nostri microfoni afferma: “Si tratta di una vera e propria modernizzazione della cucina che ha fatto la nostra tradizione. Con Gaetano e Giorgio abbiamo tentato di riprendere i sapori della nostra terra, nonostante i prodotti non fossero più esattamente gli stessi e li abbiamo rivisitati in chiave moderna”.

    In tutto questo tempo è necessario però ricordare che Filippo era la mente del suo ristorante e non la mano attraverso cui i piatti venivano creati. Quello che oggi è un rinomato chef reggino entra in cucina un po’ per caso e per necessità. Una sera, proprio per rispondere ad una prenotazione a cui non poteva dire di no, Filippo entra in cucina e da quel momento non ne esce più.

    “Quando Gaetano faceva le preparazioni io ero accanto a lui, mi occupavo della spesa giornaliera e quella sera mi occupai di quelle due persone la cui prenotazione non poteva essere rimandata. Il mio era infatti un ristorante su prenotazione, una tipologia un po’ strana per la Reggio di fine anni ’90. Quella sera preparai, servì e presentai i piatti, che in fondo era il mio compito, e da quel momento non uscì più dalla cucina”.

    Tanti i riconoscimenti che negli anni hanno visto Filippo protagonista, dalla laurea honoris causa in scienze gastronomiche, al Premio Borsellino che lo ha particolarmente emozionato.

    “Il lavoro del cuoco è davvero molto impegnativo. Si tratta di un lavoro che ti prende tantissimo tempo, soprattutto per la ricerca del prodotto, ma quando poi si passa alla parte pratica del lavoro dentro il ristorante, ti rendi conto che mentre tu lavori gli altri si divertono, vivono dei momenti di gioia. Naturalmente poi arrivano le festività e tu lavori, arrivano i compleanni e tu sei sempre a lavoro. Difficilmente riesco ad essere presente, però alle spalle ho una famiglia straordinaria”.

    Nell’intervista lo Chef Cogliandro risponde anche alle domande dei nostri lettori, come ad esempio quella in cui gli viene chiesto “cosa ne pensa dei format televisivi dedicati alla cucina?”. Filippo non si fa cogliere impreparato e risponde con spontaneità alla domanda: “Credo che i format televisivi dedicati alla cucina avvicinino le famiglie al gusto. Lasciando perdere tutta la grandiosità che vi è dietro, come ad esempio quella del ‘master’ chef, credo che questi programmi contribuiscano molto a portare la cucina sulla tavola degli italiani”.

    E anche se col tempo, la nomina comincia un po’ a stargli stretta, il nostro Filippo è lo Chef che oggi in molti conoscono per aver denunciato la mafia che gli aveva imposto di pagare il pizzo. “Essere ricordato sempre come lo chef antiracket col tempo un po’ stanca, ma mi piace definirlo ‘il valore aggiunto della mia cucina’. Non nego ciò che ho fatto, rifarei anche oggi le stesse scelte di allora, perché sono quelle che hanno contribuito alla mia crescita personale. In questo momento però mi piacerebbe che venissero fuori gli altri aspetti della nostra città. Reggio Calabria non è solo ‘ndrangheta. Reggio è una città ricca di arte, storia, cultura, bellezze paesaggistiche e gastronomiche. Quindi sforziamoci, il più possibile, per far emergere dalla nostra città anche questi aspetti”.

    Filippo è un chiaro esempio di come portare alla luce le bellezze sopite della nostra terra, lo Chef ha iniziato a studiare e a sperimentare i prodotti del suo paese con l’obiettivo di tirar fuori piatti che dessero senso ed identità al suo territorio. “Al turista che arriva a Reggio Calabria non interessa che in quella determinata strada ci sono delle buche, sicuramente interessa a noi, ma chi arriva nella nostra città non ha il tempo di notare queste cose perché troppo preso dalla bellezza del luogo. Noi abbiamo l’abitudine, ogni giorno, di guardare i tramonti sulla Sicilia e ormai ne abbiamo visti così tanti che non capiamo la bellezza che questo territorio può esprimere. Il turista che arriva nella nostra città ne rimane piacevolmente colpito e affascinato perché non si aspettava tutte queste bellezze che si vanno ad aggiungere alla buona gastronomia. Sono tanti quelli che rimangono senza parole di fronte alla carta dei vini dove vi è un’abbondanza di vini locali.”

    Quella portata avanti dallo Chef Cogliandro è una battaglia che ogni cittadino dovrebbe combattere quotidianamente, per permettere ad una città così bella e ricca di potenziale di risorgere dalle sue ceneri, abbattendo i muri del pregiudizio. “Quando faccio visite nelle scuole italiane e incontro i ragazzi, la prima cosa che faccio è rivolgere loro una domanda. ‘Se vi dico Reggio Calabria cosa vi viene in mente?’ La prima risposta è sempre mafia, ma dopo vengono fuori anche altre risposte, c’è chi dice ‘nduja e chi parla della cucina in generale, chi pensa al mare, chi ai Bronzi di Riace. A questo punto dico loro di mettere su una bilancia le cose negative e positive che hanno pensato della nostra città e vedere quale delle due prevale e a questo punto la risposta risulta chiara”.

    La filosofia che tutti i giorni accompagna le scelte della cucina di Filippo Cogliandro, è quella del gioco, della “ricerca di un’emozione” da regalare a chi vuole degustare la sua cucina, sfruttando tutto quello che ritiene necessario per conseguire questo obbiettivo. Filippo vi aspetta il 26 di ogni mese con la sua cucina solidale, attraverso cui riceve molto di più di quanto lui dona agli altri.

    Le #PiacevoliChiacchierate di CityNow tornano settimana prossima con ospite Stefano Caccavari. Non perdetevi le dirette in onda sulla nostra pagina Facebook!

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