• di Michele Favano – “La notte del maestro”. Guardando i nomi dei giocatori che si sono esibiti in campo per l’addio al calcio di Andrea Pirlo, il titolo della serata poteva pur essere “La notte dei maestri”. Tantissimi straordinari campioni all’interno del rettangolo di gioco tutti insieme, con giocate di alta scuola, qualità a non finire, spettacolo allo stato puro.

    Le telecamere ad immortalare momenti di calcio ad altissimi livelli per una platea che soddisfatta ha praticamente applaudito per tutto il corso dell’incontro. Poi quell’inquadratura che si sposta verso la tribuna di S. Siro dove c’è lui, l’ex presidente della Reggina Calcio Lillo Foti, quella Reggina che proprio con Andrea Pirlo protagonista, ha disputato il suo primo storico campionato di serie A:

    “Sono stato invitato da Andrea, una telefonata simpatica ed affettuosa nella quale mi comunicava che ci sarebbe stato questo evento e che ci teneva alla mia presenza. L’anno di Reggio per lui è stato importante, per la sua fantastica carriera successiva, ma anche sul piano della formazione. Quando è arrivato alla Reggina era un ragazzino, talentuosissimo ma anche molto giovane”.

    Come si arriva ad Andrea Pirlo?

    “Mi ero trovato a confronto con il suo procuratore Tullio Tinti il quale mi aveva manifestato il desiderio di Andrea che era quello di poter giocare con una certa continuità. Ricordo la sua grande motivazione era particolarmente carico. Insieme siamo andati presso la sede dell’Inter per firmare il contratto di trasferimento.

    Vi racconto questo aneddoto che forse non tutti conoscono. Andrea mi chiese dove si trovasse la squadra in quel momento per poterla raggiungere. La Reggina giocava a Bologna, siamo usciti dalla sede e lui con la sua Porsche si è diretto verso la città felsinea. Nel frattempo avvisai Colomba di questa opportunità, trasferendo al mister il grande desiderio del ragazzo di voler da subito essere parte integrante del nuovo gruppo di compagni.

    Segnale fortissimo di professionalità, la stessa che, insieme alle sue straordinarie qualità, lo hanno reso grande successivamente. Per farla breve lo si manda in panchina, al 70° l’ingresso in campo per Kallon, l’assist al bacio per Possanzini e quel gol che ci consegnò la prima storica vittoria in serie A”.

    Torniamo alle emozioni di S. Siro

    “Hai detto bene, emozioni fortissime. Per esempio vedere quel bambino al centro del campo con la maglia della Reggina insieme a tanti campioni mi ha fatto provare sensazioni incredibili. Oppure leggere nell’invito ufficiale accanto a club importanti come Juventus, Inter, Milan, New York e Brescia anche il nome della Reggina. E’ stato un atto di grande sensibilità di Pirlo nei confronti della storia della Reggina e della sua gente. Vuol dire che il popolo di Reggio gli ha lasciato e trasmesso qualcosa di significativo e questo è merito di tutti”.

    Presidente, anche una buona rappresentanza di ex calciatori amaranto in campo è l’altro segnale

    “Quella Reggina è ancora viva. Baronio e Pirlo insieme ci riportano alla prima storica stagione in serie A. Diana a quell’incredibile campionato con lo spareggio vinto a Bergamo contro l’Atalanta e poi Perrotta, un prodotto di quel centro sportivo S. Agata, struttura che in pochi negli anni ne hanno capito l’importanza, nonostante da li siano venuti fuori tantissimi calciatori.

    Una storia bellissima quella della mia Reggina che nessuno potrà mai cancellare. L’altra sera ho gioito per Lucarelli, Barillà, Ceravolo ed Insigne, c’è l’amaranto ovunque. Ci sono le immagini di una Reggina ancora viva”.

    Ha parlato di emozioni, di grande spettacolo. Le chiedo se è cambiata la sua idea rispetto ad un calcio che comunque qualche tempo fa diceva non le mancasse…

    “E’ stato bellissimo. Ogni immagine di tutto il mio percorso con la Reggina è ben impresso nella mia mente ma ripeto, il calcio non mi manca, sto bene così. Mi piace vivere emozioni come quelle di ieri sera e sono contento di aver dato il mio contributo”.

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