• “Una tematica che prevede approcci interdisciplinari, quali la filosofia, la religione, la scienze e che si offre al servizio della vita, non può essere esclusa dall’orizzonte giovanile; anzi, deve rientrarvi a pieno titolo, dal momento che saranno proprio loro, i nostri giovani, a doversi confrontare con le risorse che questa scienza offre, senza oltrepassare i limiti che il senso della vita stessa impone”.

    Con queste parole della Dirigente del Liceo “N. Pizi” di Palmi, Prof.ssa Maria Domenica Mallamaci, si è aperto, venerdì 10 Novembre, in Aula Magna, il ciclo di conferenze del Caffè delle Lettere e delle Scienze, a cura della Prof.ssa Orsola Parisi, Referente del medesimo Progetto.

    Tra gli ospiti, il Vescovo della Diocesi di Oppido-Palmi, Mons. Francesco Milito e la Dott.ssa Mariangela Rechichi, Medico Bioeticista e Copresidente dell’Associazione “Scienza & vita”.

    Dopo un breve excursus sui termini “etica” e “morale”, sulla loro derivazione etimologica ed evoluzione semantica, S.E., prendendo spunto da una massima di Ippocrate: “chi cura è custode della vita al di sopra delle stesse leggi”, ha messo in rilievo come spesso ciò che prevedono le leggi non coincida con l’etica stessa dell’agire umano.

    “Bisogna distinguere la Bioetica laica, che mira al successo scientifico, senza protezione dei soggetti, dalla Bioetica cattolica che presuppone la metafisica. Davanti a grandi domande, quali l’eutanasia, se possibile o no, dobbiamo ricordare che l’uomo sceglie di morire così come ha vissuto la propria esistenza”: in altre parole, chi vive la propria vita da cristiano credente, difficilmente potrà accettare l’eutanasia, l’aborto e la fecondazione assistita.

    Ma, d’altra parte, la Bioetica è un argomento molto attuale, specie in questi ultimi tempi in cui molte domande attanagliano l’uomo moderno: si può decidere di morire con una “dolce morte”? L’aborto è sempre condannato dalla Chiesa? I trapianti e le donazioni degli organi come si spiegano davanti alla scienza e alla fede? Il progresso scientifico è troppo invadente nel campo della fede? Come conciliare Fede e Scienza? Queste alcune domande che gli studenti hanno posto alla Dottoressa Rechichi e al Vescovo, Mons. Francesco Milito.

    “Cos’è la vita? Primum vivere, deinde philosophari”. Con l’ausilio di slide esplicative, la Dottoressa Rechichi ha esposto i concetti più salienti sul valore della vita, prendendo anch’ella spunto dalla citazione di una massima del filosofo Hobbes; essa mette in evidenza come il concetto del vivere, anche per chi, come Hobbes, si occupa a pieno ritmo di speculazione filosofica, venga in primo piano rispetto allo stesso concetto del far filosofia. “La vita è il valore fondamentale sul quale tutti gli altri valori si fondano e sussistono”: con questa asserzione, la Dottoressa Rechichi ha intrattenuto gli studenti delle quinte classi, sollecitando in loro domande e curiosità che sono state affrontate nel momento del dibattito.

    Tutto ciò che il progresso scientifico ha messo in campo negli ultimi decenni, se da una parte aiuta l’uomo a soffrire meno fisicamente, d’altra parte apre la strada a dubbi inconciliabili con la fede, unico supporto spirituale che diventa àncora di salvezza per l’individuo in quanto tale. E la Fede, in ogni sua accezione, contempla la bellezza della vita e la sua salvaguardia fino al momento in cui essa viene meno. Ma molte sono oggi le minacce alla vita: le ingiustizie sociali (le guerre, la fame, la violenza, la pena di morte); gli sconvolgimenti dell’ecosistema, quali l’inquinamento e lo sfruttamento delle risorse del Pianeta; i progressi della Scienza e dell’Ingegneria Genetica, con l’aborto, l’eutanasia, la manipolazione degli embrioni.

    “E la Bioetica, come Scienza della sopravvivenza, dinanzi alle nostre richieste sempre più assillanti di allungare il corso della nostra vita, di vivere nel miglior benessere possibile, godendo di ottima salute, si avvia a diventare la “medicina dei desideri”; così conclude la Dottoressa Rechichi. “Urge ora più che mai, visti i progressi scientifici in tutti gli ambiti, darsi dei limiti perché, come diceva nel 1970 il Dottor Potter, oncologo americano, con una metafora, “il progresso scientifico è come un treno che è spinto ad altissima velocità; ma non sempre tutto ciò che tecnicamente si può fare, moralmente si può fare!”

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    Fonte: Marilea Ortuso

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