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La cantante reggina Monika si racconta a CityNow: “Faccio rap ma suono il pianoforte” – FOTO

  • di Beniamino Strani – Monika Manuardi, classe 1998, è una delle artiste reggine più apprezzate e seguite sui social (la sua pagina Facebook conta più di 5.000 mi piace).

    Oggi Monika si racconta a CityNow.

    Come e quando è nata la passione per il canto, e in che modo ti sei avvicinata al rap?

    Scrivo da quando sono piccola, e sono appassionata di arte in senso generale. Ho frequentato scuole di danza, di recitazione, ho partecipato a vari musical. Ho imparato il pianoforte da autodidatta. Mi sono resa conto però che il mio vero linguaggio è la musica, in particolare il rap, che mi permette di arrivare a parlare del mio vissuto in maniera del tutto spontanea, impiegando a volte anche pochi minuti.

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    Cosa rappresenta quindi per te questo genere musicale?

    Il modo più incisivo che ho di esprimermi, ma certamente non il più facile. E’ molto complicato racchiudere in 3 minuti parte della tua vita personale e renderla di qualcun altro.

    Quali sono i punti di forza del rap che altri generi musicali non hanno, e che lo rendono quindi una ‘meta’ artistica ambita per molti?

    Io amo il soul e l’R&B, i miei punti di riferimento sono infatti Christina Aguilera e tanti rapper oltreoceano; ma del rap mi affascina la quantità e la variabilità di concetti esprimibili in un solo testo, a differenza di una canzone pop che segue una velocità monotematica. E poi è un linguaggio che si rinnova sempre, traendo spunto dal dinamico ambiente urbano. Mi permette inoltre di sperimentare e coniugare generi apparentemente distanti (ad esempio rappare su ‘Per Elisa’ di Beethoven o inserire una parte rappata nel classico italiano ‘Vivo Per Lei’.)

    Ascolti rap italiano?

    Non mi interessano molto i rapper italiani, proprio perché non trovo in loro le mie radici soul; inoltre credo che stia prendendo piede un’ostentata mania di rendere i singoli commerciali, che porta l’artista ad assomigliare all’altro. Negli Stati Uniti il rap è semplicemente una ‘figata’, deriva spesso dalla visceralità e dalla passione di fare musica, come lo sono io quando scrivo nella mia stanza.

    Parliamo della tua esperienza a Reggio finora. Ti è servita? Quali difficoltà hai avuto?

    Ho compiuto, oltre a vari musical, anche molti video musicali realizzati con team locali che si occupano di spettacolo. Tutto ciò mi è servito a valorizzare Reggio e le sue affascinanti ambientazioni. Una delle più grosse difficoltà è stato trovare e portare un pianoforte sulla neve di Gambarie per realizzare il video di ‘Chandelier’, ma anche trovare in città scenografie che avevo immaginato solo in teoria.

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    Qual è, secondo te, il livello artistico-musicale della nostra città? Venire dal Sud rende più ispido il percorso?

    Le scuole di canto a Reggio sono molto valide e venire dal Sud, se hai davvero qualcosa da dire e sei capace a esprimerlo, ti dà una marcia in più dal momento che viviamo forse una realtà che esige, più di altre, di qualcuno che la racconti e la riscatti.

    Sei pro o contro i talent show?

    Pro e contro. I talent sono senz’altro un’enorme opportunità di crescita personale e di risonanza mediatica, ma non sono l’unica strada. Nonostante io abbia partecipato due volte ai casting di X Factor e una ad Amici, i ricordi e gli apprezzamenti più genuini arrivano quasi sempre dai video realizzati solo con la mia fantasia e con l’aiuto di amici collaboratori. Perciò se un artista non riesce da solo a creare le proprie opportunità, azzardando e seguendo la propria identità, da un talent ne uscirebbe solo un prodotto discografico, una spinta davanti a cui non sei capace di rispondere con la tua forza.

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    Cosa si potrebbe fare per rendere voi artisti locali più credibili nel lavoro che fate, e avere così più chance?

    Apprezzare non solo il prodotto, come ad esempio una mia canzone, ma avere rispetto del lavoro che c’è dietro e della persona che lo ha portato a termine. Dovremmo essere noi cittadini, specie noi giovani, a non smettere mai di apprezzare l’arte, di desiderare artisti di strada che ‘suonino’ nelle nostre giornate, non fermarci ai pregiudizi e riuscire a intravedere la bellezza da un altro punto di vista. Le idee ci sono (da un’università che racchiuda le arti a un pianoforte fisso in un’importante piazza della città), ci resta solo essere disposti ad apprezzarle.

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    Progetti per il futuro?

    Sto scrivendo altre canzoni e pensando già a nuovi video, mi entusiasma l’idea di dare un’immagine di Reggio attiva e laboriosa, e di giocare anche con il linguaggio della mia terra per creare uno stile che sia più unico possibile. Se dovessi immaginare un lavoro adatto a me, non direi necessariamente la ‘cantante’. Non è al successo che voglio arrivare, ma fare di ogni mio giorno, un giorno di musica.

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