• di Maria D’Amico – “Bimbi e bimbe di ogni età, ecco qualcosa che vi stupirà! Su, venite è proprio qui!

    È  il paese di Halloween! Spaventoso Halloween! Dacci un dolce o il terrore ti attanaglierà!”

    Eventi soprannaturali, raffiche di vento che assomigliano ai tenui richiami di un mondo lontano, scricchiolii sospetti che risuonano nella notte, lo sfarfallio delle lampadine, rintocchi di orologio e campanili fantasma che annunciano il passare delle ore. Halloween è pura suggestione? Questa festa, da sempre considerata la notte in cui paure, leggende sinistre e strane creature tornano a farci visita, gode di un’atmosfera a dir poco lugubre e a tratti raccapricciante, ma a cosa dobbiamo davvero la sua celebrazione? Cosa nasconde?

    Non è la prima volta che la Chiesa tende ad accavallare cerimonie religiose a riti pagani, così Halloween è diventato una sorta di anticamera di ricevimento per la celebrazione del giorno dei defunti. Si narra che il 31 ottobre, per i Celti, fosse in realtà l’ultimo giorno dell’anno, il momento perfetto per ringraziare le divinità per l’estate ricca e rigogliosa, per il raccolto e il bestiame ben nutrito in vista dell’inverno, in una sola parola: “Samhain”, festa di fine estate.

    In questo periodo il freddo è ormai alle porte, la natura si addormenta e sembra che la gioia e l’energia della bella stagione passino a miglior vita, muoiano. Nell’immaginario collettivo il regno dell’oltretomba è sempre stato tra le viscere della terra, una terra che si accinge a spegnere parte del suo calore vitale. Mentre la natura si dirige verso gli inferi, il velo che separa il mondo dei vivi da quello dei morti cade; questo comporta un temporaneo stravolgimento delle leggi spazio-temporali, determinando l’occasione più propizia, per i defunti, per fare liberamente ritorno nel nostro mondo. Per facilitare il ricongiungimento tra le anime e i loro cari, gli antichi rituali dovevano compiersi all’interno dei cimiteri.

    Da qui il tema della morte, con i suoi caratteri macabri imperniati di sacralità, si è sempre prepotentemente insinuato nei festeggiamenti, fino a divenirne l’elemento principe. Allegria e inquietudine hanno preso unitamente il sopravvento e, con il passare del tempo, quello che era inizialmente un rito di passaggio volto ad omaggiare le divinità tra canti e libagioni, si è trasformato (come la maggior parte delle cerimonie religiose), in un fenomeno commerciale a tutti gli effetti.

    In passato, le maschere spaventose erano indossate unicamente con lo scopo di allontanare gli spiriti maligni e, il famoso “trick or treat?” (dolcetto o scherzetto), ha un significato molto più profondo di quello ormai sfoggiato! In molti luoghi infatti, tra cui l’Irlanda, cibo e candele sono riposte, nella notte, oltre l’uscio di casa, così che i defunti possano tranquillamente trovare la strada verso la propria dimora, riposare e rinvigorirsi, senza fare eventuali “scherzi” di disapprovazione ai parenti! Anche in Sicilia, la tradizione prevede la preparazione di pietanze e bevande per allietare il breve soggiorno delle anime sulla terra, che a loro volta, lasciano un cesto: il “cannistro”, pieno di doni (regali e dolci tipici), ai bambini della famiglia, come ringraziamento e prova inconfutabile del loro passaggio.

    In altri paesi del mondo, dal Sud America ai borghi più antichi dell’entroterra calabrese, si praticano delle cerimonie dai tratti molto similari ai rituali delle tribù celtiche. I fattori più comuni prevedono delle processioni adornate di candele (anticamente lanterne ricavate da rape, cipolle o zucche), fino a raggiungere i cimiteri vicini. Arrivati ai sepolcri si rende omaggio alle anime dei defunti tramite preghiere e fiori, in alcuni casi, offrendo del cibo al resto dei partecipanti, così che l’atto di convivialità possa indirettamente rifocillare lo spirito degli estinti. In alcune località sono i poveri il veicolo di offerta alle anime, ciò che è offerto a loro come vivande e vestiario, arriverà al defunto che, secondo la tradizione, è già in viaggio verso i suoi intercessori.

    Per quanto riguarda le amate zucche intagliate, simbolo universale di questa festa, da sempre considerate di importazione anglosassone, sono in realtà una tipica tradizione già insita nel territorio del Vibonese e del Catanzarese, dove prendono il nome di coccalu d’u mortu.

    Ancora una volta basta fare un salto nel passato, basta inoltrarsi in una piccola contrada aspromontana o in una contea irlandese per avere la prova che, in qualsiasi luogo siamo nati, qualunque sia la nostra etnia, siamo parte di un disegno più grande, siamo un agglomerato di usi e costumi che hanno in comune più di quanto pensiamo, siamo alla mercé di credenze che ci sono state tramandate e di cui spesso non ci chiediamo più il perché e invece dovremmo, dovremmo essere più curiosi, più attenti e affascinati da quello che ci circonda e, se ci rimane un po’ di tempo, direi che possiamo anche guardarci Nightmare Before Christmas con accanto un bel cestino di prelibatezze!

    Happy Halloween!

    Smile! you are on CityNow!