• di Enzo Bollani – Oggi, esattamente un anno fa, Franco Nisi lasciava un posto vuoto nel panorama discografico e giornalistico italiano. Tra i primi a darne la notizia, sui social, Eros Ramazzotti e Laura Pausini, in una catena che ha toccato quasi tutti i nomi della Musica Italiana. Ciò accade non certo per circostanza o solo per professionalità: Franco Nisi era e rimarrà sempre ben voluto, da tutti. Altrimenti sarebbero solo parole, e non è un caso fosse la sua ultima rubrica quotidiana, seguitissima.

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    Franco Nisi, insieme al messinese Mario Volanti, è stato il fondatore della prima radio libera, aperta quando le radio erano ancora libere veramente, strutturata solo sulla Musica Italiana.

    Nel 1982, anno in cui l’Italia vinceva i Mondiali, alla presenza di Pertini, quel “Partigiano come presidente” citato da Minellono nella più grande fortuna di Toto Cutugno, “l’Italiano“, avrebbe aperto i battenti una radio nata in una cucina, in una via qualsiasi di Porta Venezia, a Milano. Parlare di Musica Italiana, automaticamente, significa parlare di Radio Italia: un binomio lapalissiano, ma lontano da ogni scontatezza.

    Da allora, in 35 anni di attività, molto lo si è dovuto e lo si deve tuttora a Franco Nisi, autore capace di spaziare in ambiti numerosissimi, tra i quali spicca anche una collaborazione durata per oltre un ventennio con Mike Bongiorno.

    Franco Nisi ha portato per primo la Musica Italiana nel Mondo, conferendole una credibilità mai vista in precedenza, se non in casi singoli, come “Volare” o “Quando quando quando“.
    Per i quali, occorre precisarlo, bisogna andare a pescare nelle classifiche degli anni ’50 e ’60.

    Una buona percentuale della fortuna della generazione di autori e musicisti usciti negli anni ’80 e ’90 la si deve a Franco Nisi e a Radio Italia, dove dal 1987 era diventato persino direttore di testata. Personalmente, sul piano dell’amicizia nata nel 2004, mentre professionalmente si può andare indietro fino al 2002, posso dire che collaborare con Franco Nisi sia stata una delle migliori esperienze che potessero capitare a un giovane autore e organizzatore come il sottoscritto. Voglio evitare ogni forma di retorica, soprattutto se si parla di un amico e di un riferimento indiscutibile in un ambiente tutt’altro che facile, ma so già che ci sto cascando in pieno.

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    Non è bello morire il 7 novembre, in un giorno di inizio settimana, all’inizio del freddo invernale, a metà della vita o a poco più della metà ideale che noi vorremmo dare alla vita. Non è bello perché poi ti ritrovi a scrivere qualcosa su un personaggio così importante e così sottotraccia, mentre in studio squillano telefoni e interrompono ogni 2 secondi. Come da routine e come da copione.

    Ma niente è più adatto a Franco Nisi, capace di stare nel delirio e nel caos più totale, con Trentatré Festival di Sanremo sulle spalle, tra cui uno da autore, e lontano dalle agiografie e dal perbenismo degli articoli come questo, che non è un articolo, ma un modo per tenere presente cosa abbia fatto per la nostra cultura popolare.

    Ciao Franco, litighiamo domani“. Così è stato scritto nella corona di fiori, dal tuo amico Toto Cutugno. Dopo un anno, sottoscrivo le stesse parole, scritte da te in un pezzo che merita di vedere la luce e che brilla ancora dell’originalità dei tuoi anni migliori, nonostante sia stato scritto in un periodo buio.

    Ovunque tu sia, da via Tadino è quasi tutto. Ed è anche la tua via, così come sul citofono c’è ancora il nome. Ed è qui che, per puro caso, ho trovato uno spazio che già si chiamava 0039, e che aspettava solo me. Segno del destino. Uno dei tanti.

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