• Intervento sentito e intenso quello dell’ Arcivescovo di Reggio Calabria–Bova, mons. Giuseppe Fiorini Morosini in occasione della messa di concelebrazione Eucaristica che si è tenuta questa mattina al Duomo di Reggio Calabria. Morosini ha toccato tutti gli argomenti più delicati: dalla ‘ndrangheta al futuro della città, passando per la questione immigrati e il tema dei giovani e la loro crescita.

    Questi i passaggi più importanti.

    FESTA DI MADONNA E REGGIO CALABRIA – “Non possiamo smarrire le radici di fede di questa festa, che non è cultura e tradizione, anche se appartiene ad entrambe. La ‘festa di Madonna’ per il Vescovo di Reggio è anche l’occasione per lettura dello ‘status’ della nostra città. Reggio Calabria cammina tra gioie e speranze: da una parte tra i problemi atavici derivanti dalla ‘ndrangheta e dalla corruzione morale, economica e politica, e dall’altra tra gli sforzi di superamento che soprattutto da tanta gente onesta e dai giovani soprattutto vengono fatti. Non possiamo chiudere gli occhi sul volontariato, che avrebbe bisogno di maggiore considerazione politica perché i giovani soprattutto non possono essere eternamente tali, ma hanno bisogno di trovare sbocco esistenziale in questo settore dell’assistenza con maggiori incentivi dello Stato.

    PSEUDO CULTURA GENDER – “I valori sono scelti, non imposti. Noi stiamo precipitando nel dominio di una cultura radicale, che sta invadendo anche le scuole; mi riferisco alla pseudo cultura gender che papa Francesco ha definito come una imposizione ideologica di stampo nazista. Non è questa un’imposizione dall’alto che anche i politici cristiani stanno accettando in nome di un falso concetto di rispetto delle minoranze e del pensiero altrui?”.

    CRISTIANI, REAGITE – “Come se nulla fosse, le nostre città continuano a celebrare le feste della Madonna e dei nostri Santi, a consacrarsi ad essi come se essi non avesse nulla da dirci sulla deriva culturale nella quale stiamo cadendo. È l’eterno dramma della separazione tra fede e vita, che non deve preoccuparci solo in riferimento alla ‘ndrangheta, ma che informa di se tanti altri aspetti della vita. Come si può dichiarare la Madonna patrona di una città, se i valori evangelici che Ella richiama sono disattesi e non sono più di orientamento per l’organizzazione della società stessa? I cristiani sono chiamati a reagire”.

    CONSOLAZIONE E CONDIVISIONE – “Ma quale tipo di consolazione ci prospetta la parola di Dio? S. Paolo ci ha proposto una consolazione che ha le sue radici nell’incarnazione del Figlio di Dio: è la consolazione che si dona nel segno della condivisione, cioè del portare assieme i problemi dell’altro, standogli vicino, cercando il suo bene oggettivo nel contesto del bene comune: la vostra consolazione si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo”.

    IL FUTURO DI REGGIO CALABRIA – “Quale consolazione possiamo offrire a Reggio Calabria? Tutti desideriamo una politica che sia impegno reale per il bene comune, non sottomessa agli interessi di gruppi costituiti (siano essi di maggioranza o di minoranza) e alle loro logiche di parte. Sono alle soglie della vecchiaia e nulla è cambiato. Non può scaturire per la città alcuna consolazione da un simile “circolo vizioso”, generato da una politica autocentrata sul gruppo o partito e demolitrice del bene comune. Non voglio atteggiarmi a maestro di una realtà che non è di competenza di un Vescovo, ma ripeto l’appello rivolto con una lettera alla città, all’inizio del mio servizio a Reggio: superiamo la logica dei gruppi che si contrappongono, condizionati sempre dalla prospettiva dell’appello elettorale, ed affidiamo l’amministrazione di progetti e risorse a persone competenti, al di fuori di ogni logica di partito. Essi, sulla base delle loro competenze tecniche, dovranno guardare solo al bene comune. La proposta potrà apparire un’utopia, ma credo che essa potrebbe essere la ricetta giusta per non sprecare l’occasione che ci offre la città metropolitana con il denaro che verrà messo a disposizione per il nostro rilancio. Se esso non verrà utilizzato nell’ottica primaria del bene comune, ma con la logica della spartizione politica, per la nostra città sarebbe una catastrofe senza appello. Questa è la più grande consolazione che, con l’aiuto della nostra Protettrice, potremo offrire alla nostra città”.

    IMMIGRAZIONE NON E’ SOLO PRIMA ACCOGLIENZA – “Un altro fronte ad aver bisogno urgente di consolazione nell’ottica della condivisione, è l’accoglienza degli immigrati, soprattutto se minori non accompagnati. A livello nazionale finalmente questo tema è ad una svolta seria nella linea scelta già dalla nostra Diocesi, collocata da tempo sulla ferma promozione di un’accoglienza non limitata all’abbraccio del primo arrivo, ma orientata ad un percorso di reale difesa e custodia del minore ed ad un accompagnamento sino alla magiore età per immetterlo poi nel mondo del lavoro, dignitosamente autosufficiente. Possiamo dire che finora nelle nostre strutture stiamo tenendo fede all’accompagnamento e alla formazione per l’integrazione. Ma guardiamo con timore al futuro, quando questi ragazzi, diventati adulti, dovranno essere consegnati alla società, all’interno della quale muoversi pienamente integrati anche con il lavoro. Si realizzerà tutto questo? Le difficoltà che gli stessi ragazzi calabresi, diventati adulti, oggi attraversano per inserirsi nella società e nel mondo del lavoro, non ci fanno sperare molto. C’è il timore legittimo che i minori, oggi accolti in strutture, ormai maggiorenni possano costituire una sorta di bomba sociale dagli effetti travolgenti. Non si può ignorare che responsabili degli ultimi attentati in Europa siano stati giovani immigrati di seconda e terza generazione. L’integrazione è una sfida che non si può affrontare a cuore leggero”.


    ADULTI, EDUCATE I GIOVANI
    – “L’allarme di Benedetto XVI è ancora valido; noi adulti abbiamo rinunciato al ruolo educativo, assecondando adolescenti e giovani nei loro desideri e istinti: chi può proibirmi di fare qualcosa che mi piace se posso farla? Scatta così la molla della violenza e della sopraffazione, se tali desideri incontrollati essi non riescono ad appagarli. Per darsi ragione di ciò basta riflettere sui delitti a sfondo passionale e sessuale, con i quali ormai conviviamo. stiamo insistendo in modo univoco sulla formazione alla legalità dei nostri ragazzi e giovani. Essa non va sminuita ma ricordiamo quanto sia altrettanto urgente la formazione all’affettività, alla coscienza retta, alla ricerca dei valori e di un equilibrio di ragione che deve dominare l’istinto; alla consapevolezza che la vita è una conquista, da realizzare senza aspettarsi la pianificazione da parte di altri, fossero anche i genitori”.

    DROGA E ALCOOL, RISCHI DA EVITARE – “La parrocchia e la famiglia rivedano la loro azione educativa, ricordando per esempio che l’educazione all’affettività non può essere affidata alla strada, agli amici più grandi, o ai social-network . Bisogna contrappore ai media, che presentano la sessualità come divertimento la visione cristiana del dono d’amore, che richiede, sempre, il rispetto del partner: serve chiarezza e coraggio in questo delicatissimo settore dell’educazione, altrimenti continueremo a piangere sugli efferati delitti da tutti deprecati, ma, dei quali, non vogliamo individuare nel vuoto educativo la vera causa. È necessario, inoltre, che si spieghi ad adolescenti e giovani che l’uso delle droghe anche leggere e l’abuso di alcol deformano la personalità e rappresentano un rischio per la propria e altrui incolumità. Altrimenti continueremo a piangere su tante assurde morti, consumate, sulle nostre strade, per altrettante notti di follia”.

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