• Sensibili al dolore della città, consapevoli delle difficoltà ma anche fiduciosi riguardo il futuro. I passaggi più importanti riguardanti il discorso del sindaco di Reggio Calabria Falcomatà in occasione dell’offerta del Cero Votivo alla Madonna della Consolazione.

    CONTRO LA ‘NDRANGHETA, SENZA ALIBI – “La sacrilega ritualità religiosa paventata dai mafiosi ignora il vero cuore della fede e cioè: cessare di fare il male, imparare a fare il bene, ricercare la giustizia. Questa nettezza di condanna traccia una rassicurante linea di demarcazione con certe connivenze del passato quando alcuni pastori, in anni di guida di una diocesi o di una parrocchia, non osavano pronunciare mai la parola “mafia” o “’ndrangheta” o “camorra”. Ed è del recente passato l’impegno comune di Chiesa e Stato, in ogni rispettiva articolazione volto a erigere una barriera contro la violenza mafiosa, togliendole gli alibi religiosi delle processioni e dei santuari”.

    PIAZZA DUOMO, NOME NUOVO – “I festeggiamenti Mariani danno la possibilità a decine di miglia di persone di vivere la Città. La simbiosi tra la madre e i suoi figli deve essere presente non soltanto nei cuori di ciascuno, non soltanto nei giorni in cui Ella lascia il suo Eremo per stare qualche giorno insieme a noi, ma quotidianamente. E come dicono i nostri portatori, ai quali va il ringraziamento da parte di tutti noi, il pensiero quotidiano, quel “notte e giorno penso a te” scandito durante i momenti più intensi della processione, crediamo che possa tradursi in un momento che accompagni il pensiero alla vista. Per tutti questi motivi desideriamo intitolare la rinnovata Piazza Duomo alla Madonna della Consolazione e vorremmo, anche su questo, nei modi e nei tempi che sono propri di un atto di così alto significato, trovare la massima condivisione di tutti nella consapevolezza che le amministrazioni passano ma gli elementi della nostra identità durano per sempre perché da sempre esistono”.

    MADONNA, DAI DIFUCIA AL NOSTRO POPOLO – Questa Amministrazione compirà fra qualche mese il terzo anno del suo mandato, e percepiamo ancora forti e irregolari i battiti dei nostri concittadini e quel sentimento di inquietudine nella domanda che risuona nelle nostre orecchie: “sentinella, a che punto è la notte?” E se nei primi due anni le parole che hanno caratterizzato il nostro impegno sono state riconciliazione e coraggio, quest’anno ti rivolgiamo una preghiera in più: quella di infondere fiducia nel nostro popolo. Non è sordo, infatti, l’orecchio del Sindaco e dell’amministrazione comunale al grido di dolore che si leva da più fronti: madri che hanno perso il lavoro, che assistono impotenti alla diaspora dei figli in cerca di futuro o di un lavoro dignitoso, e nel gesto antico di organizzare la loro partenza, sanno le madri che il bagaglio che sistemano per accompagnare i loro figli, sarà il delegato della loro tenerezza, quel buongiorno che affidano ai prodotti e ai frutti della nostra terra, quel bacio che non potrà più essere quotidiano”.

    GIOVANI, IL NOSTRO FUTURO – “Non siamo ciechi difronte alla disillusione dei nostri coetanei che hanno rinunciato a sognare e che non hanno trovato lo spazio che desiderano. Ripetiamo ritualmente che i giovani sono il nostro capitale umano, senza riflettere a sufficienza che capitale deriva da caput: quando i nostri ragazzi se ne vanno, perdiamo non braccia, ma teste! Nessuno ci ha obbligato a fare i politici, ma se lo si fa lo si deve essere: e per esserlo bisogna avere, prima di tutto, cura del destino dei giovani, “il bene più prezioso della città”; dismettere il pronome io e declinare il pronome noi; riconoscere che di quel capitale e patrimonio che chiamiamo vita, le azioni le deteniamo non solo noi, i viventi, ma anche i trapassati e i nascituri. Abbiamo occhi, orecchie, voce e soprattutto cuore verso famiglie e cittadini in cerca di servizi essenziali per vivere in questa città: strade sicure, acqua in casa, illuminazione pubblica, trasporti, pulizia, ordine e decoro. Quel poco che basti. Rientra nel compito che ci è stato affidato e nella missione e nel servizio che vanno onorati fino in fondo”.

    BILANCIO E OBIETTIVI – “Rivendichiamo i passi in avanti che sono stati fatti in questi anni sul piano della raccolta differenziata (che oggi sfiora il 40%), sul piano dei servizi per i più piccoli, quattro asili nido riaperti nel corso dell’ultimo anno oltre a parchi e giardini pubblici restituiti al pieno godimento delle famiglie come la Villa Comunale, il Parco Botteghelle, il nuovo Parco Avventure di Forge. Penso all’esempio che questa città ha dato, grazie anche alle associazioni di volontariato e della Prefettura, sul piano dell’accoglienza, memori di essere stati un popolo di migranti e memori di quel passo delle scritture che recita: ero straniero e mi avete accolto. Penso al nostro patrimonio culturale restituito alla piena fruibilità di cittadini e turisti, come i fortini di Pentimele e ai lavori in corso presso il Monastero della Visitazione, luogo che ospiterà il primo museo storico cittadino. Penso ai tanti cantieri avviati o riavviati nel corso di quest’anno: Parco Lineare Sud e Lungomare Nord che hanno un obiettivo su tutti, ricucire il rapporto della città con il mare perché anche da questo rapporto discenderanno opportunità di crescita per Reggio; o piuttosto alle Aste sul Torrente Sant’Agata. Salutiamo con favore il dato che vede l’apertura di 589 nuove imprese nel nostro territorio soltanto nel primo trimestre di quest’anno. E, in ultimo, la sfida delle sfide: quella città metropolitana che sta muovendo i suoi primi passi e lo fa con la determinazione di chi sa dove sta andando”.

    SENTINELLE NELL’OSCURITA’ – “Madre misericordiosa, nelle parole che ti ho rivolto, da umile servitore di Reggio puoi trovare una traccia comune, un comune rischio, quello della solitudine. Sono consapevole che ognuno è solo con se stesso quando assume su di sè la responsabilità della chiamata, ma sono altrettanto convinto che nessun uomo è un’isola. Non possiamo, noi amministratori, vivere l’angoscia di essere un mare mai raggiunto da nessuna riva, un ponte mai raggiunto da nessuna strada, un colore mai raggiunto da nessuna luce. Dacci la forza, Vergine Madre, di essere degne sentinelle nell’oscurità, superare le insidie della notte con i suoi “mi ritorni in mente”, resistere al vento tagliente che spesso ti colpisce ai fianchi e alle spalle e prova a indebolirti, dacci la forza di rimanere in piedi per squarciare le tenebre e annunciare l’arrivo del nuovo giorno. Proprio per questo, al tuo cospetto, rinnoviamo la preghiera di essere sostenuti e compresi nella fatica quotidiana del servizio, consapevoli che pur non avendo nessuno a noi imposto di completare l’opera, non siamo liberi di sottrarcene”.

    Giuseppe-Falcomata

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