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Consiglio regionale della Calabria: varata la legge di valorizzazione della Dieta Mediterranea

  • Sono già passati alcuni anni da quando, il 16 novembre 2010, a Nairobi, in Kenya, il Comitato Intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Intangibile dell’UNESCO decise, all’unanimità, di iscrivere la Dieta Mediterranea nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Il negoziato, per conto dell’Italia, venne condotto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che aveva affidato al Consorzio Interuniversitario CUEIM, con sede presso La Sapienza di Roma, la parte scientifica.

    Per la redazione del dossier di candidatura UNESCO si scelse di indicare come comunità emblematica di riferimento, il Cilento, precisamente Pollica, dove l’epidemiologo americano Ancel Keys, ideatore della denominazione “dieta mediterranea”, condusse gli ultimi anni, di vita e di ricerca.

    La Dieta Mediterranea, sintesi millenaria dei regimi alimentari delle società affacciate su questo mare carico di storia, è stata dunque scoperta e studiata, scientificamente, da un americano, professore dell’Università del Minnesota. Se è vero che Keys e la moglie Margaret Haney approdarono nel Cilento per proseguire gli studi sui tratti caratterizzanti di questo particolare stile di vita, è pur vero che gli stessi studi ebbero inizio, nel 1957, a Nicotera, un paesino compreso nel tratto di costa tirrenica della provincia di Vibo Valentia, meglio noto come “Costa degli Dei”.

    Il suggello che la Dieta Mediterranea, in quanto via mediterranea dell’essere e del benessere, ha ricevuto dal Consiglio Regionale della Calabria, seppure a sette anni di distanza dal riconoscimento UNESCO, con il varo della relativa legge di valorizzazione, costituisce un momento di straordinaria importanza. Politica ma anche economica, culturale e sociale, non solo per Nicotera indicata, a ragion veduta, come sede dell’ODMIR, l’Osservatorio cui vengono affidate funzioni consultive, propositive e di monitoraggio per la sua promozione, ma per tutte le comunità calabro-calabresi che, partendo da una regolamentazione puntuale e completa, quale è quella offerta dal testo unificato proposto dai consiglieri regionali Greco, Sergio e Morrone, possono proporsi quali autentici collettori di identità in un tessuto eccezionale e strategico quale oggi è il Mediterraneo.

    La Dieta Mediterranea è un patrimonio mondiale che va ben oltre il cibo, poiché coniuga e comprende in sé almeno tre parole chiave: cultura, economia e salute che rimandano ad altrettante aree di responsabilità, di programmazione e di azione, non soltanto politica, ma anche sociale. Nel suo rappresentare un eccellente ed equilibrato esempio di contaminazione tra natura e cultura, in uno stile di vita, la Dieta Mediterranea offre un esempio unico e straordinario di equilibrio tra l’uomo e la natura, dato anche dal mantenimento e dallo sviluppo di attività tradizionali nel mondo dell’artigianato, della pesca e dell’agricoltura che, da sempre, hanno garantito il rinnovarsi delle risorse in un’ottica di sviluppo sostenibile, da millenni or sono.

    Da tempi antichissimi, nelle terre del Mediterraneo, si coltivano cereali, ulivi, frutta e ortaggi, colture e attività che plasmano il territorio, conservandolo e salvaguardandolo nella sua diversità biologica e, al contempo, culturale. Da questi prodotti l’uomo mediterraneo ha da sempre ricavato gli alimenti della propria tavola che, oggi, come ieri, rappresentano non solo una preziosa fonte di sostentamento, ma anche di salute e di longevità.

    La complessità e l’eterogeneità del riconoscimento UNESCO portano, inevitabilmente, anche ad una attenta analisi e riflessione sulle potenzialità, ancora tutte da approfondire, che l’iscrizione della Dieta Mediterranea nella Lista UNESCO porta con sé, anche in relazione alla valorizzazione e promozione dei prodotti e delle tradizioni enogastronomiche locali, su scala nazionale e internazionale.

    Stile di vita e bene etnoantropologico, la Dieta può validamente rappresentare un medium per i territori, apportando valore alle filiere e alle diverse realtà economiche (alberghiere, di ristorazione, artigianali, di impresa), accrescendo l’identità e la notorietà delle comunità, purché sia chiaramente presente che le potenzialità insite in tale complesso sistema, portano con sé, quale rovescio della medaglia, un altrettanto complesso sistema di responsabilità, istituzionali, sociali e culturali, in capo a tutti gli attori coinvolti nei processi di tutela e salvaguardia del bene, in sintesi le comunità, nella loro espressione socio-culturale e di rappresentanza politica.

    Ben capiamo che, a fronte di una tale complessità, anche il ruolo delle Regioni è di primissimo piano per cui i dispositivi normativi non possono certamente adempiere al ruolo di essere garanti e promotori di sviluppo e valorizzazione dell’elemento Dieta Mediterranea inteso come stile di vita culturale, sociale, storico, gastronomico, alimentare, ambientale, paesaggistico e dei costumi se privi delle necessarie e imprescindibili previsioni, come è avvenuto nel caso della Regione Calabria dotata, fino all’attuale approvazione, di uno strumento legislativo del tutto inadeguato e, di conseguenza, privo di efficacia, quale si è rivelata la Legge Regionale n. 45 del 23 settembre 2013.

    Fonte: Ufficio Stampa Italia del Meridione – Segreteria Provinciale Vibo Valentia – Maria Loscrì

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