• di Francesco Rando – Spesso sentiamo dire che un certo vino è capace di invecchiare a lungo, o al contrario che è da bere entro pochi mesi dalla vendemmia.

    Ha forse il vino una data di scadenza? No di certo, per legge infatti sull’etichetta non deve essere riportata alcuna data di scadenza. Solamente l’esperienza ci da la possibilità di orientarci e non necessariamente uscirne vittoriosi su quando intraprendere le vie “stappatorie” di una bottiglia di vino!

    Da un punto di vista fisico, il vino è un elemento vivo ed in continua evoluzione, un po’ come l’uomo. Al termine della fermentazione può essere paragonato ad un bambino, ha bisogno di mesi o anni per superare la fase dell’adolescenza ; maturare al punto giusto e giungere al suo completo sviluppo.

    L’apice di questo sviluppo coincide con il momento migliore in cui stappare la bottiglia. Trascorso questo momento, che purtroppo non si conosce con precisione in quanto essendo “materia vivente” potrebbe spiazzare l’enoesperto più smaliziato, il vino subisce un lento decadimento. Sia la fase di maturazione, sia quella del suo decadimento, possono essere più o meno veloci a seconda della tipologia di vino.

    Ecco qualche linea guida che potrebbe tornare utile: un vino rosso ben strutturato, alcolico, tannico, in genere regge un prolungato affinamento in cantina. Se avete una bottiglia di Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino, Chianti Classico, Taurasi è possibile tranquillamente aspettare alcuni anni, in media da otto a dieci e ovviamente oltre, alcuni anche trent’anni. Personalmente consiglio di stappare dall’ottavo anno in poi, in quanto tali rossi di solito risultano più espressivi.

    I vini bianchi oggi sono molto stabili e qualitativamente validi rispetto al passato. Possono quindi essere acquistati e consumati senza angosce da una vendemmia “vecchia” di due, tre ed anche quattro anni…niente paura. I rossi leggeri, cioè meno strutturati ed alcolici, vanno bevuti a ridosso dalla raccolta e possibilmente entro due o tre anni.

    I vini dolci sono longevi come non vi aspettereste. Gli spumanti sono un po’ più fragili, con una distinzione: i non millesimati (cioè quelli che non riportano in etichetta l’annata) vanno bevuti entro un paio di anni, i millesimati, che peraltro vanno in commercio più tardi e quindi riportano in etichetta l’indicazione di una vendemmia passata da tre, quattro, cinque anni , hanno “spalle” più larghe e danno il meglio dopo tre o quattro anni dall’uscita in commercio. Cari amici armiamoci di cavatappi, non rimaniamo intrappolati nel pregiudizio e quando arriva il momento giusto, stappiamo quella bottiglia che rappresenta sempre la parte intellettuale del nostro pasto.

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