• di Eva Curatola – Come ogni settimana CityNow.it torna con un nuovo appuntamento della rubrica #InsideTheBook proponendovi un libro da leggere. A far da protagonista questa settimana il giallista Antonio Fusco e il suo ultimo romanzo “Le vite parallele”.

    Noi di CityNow abbiamo incontrato ineditamente il giallista italiano per la prima volta in visita a Reggio Calabria e l’abbiamo intervistato per voi.

    Antonio Fusco arriva nella città dello Stretto, grazie all’operato di Cristina Marra, giornalista dedita ai libri, soprattutto gialli e noir, che nel pomeriggio di domenica 29 ottobre ha inaugurato la rassegna “A me le indagini” presso la nuova libreria Laruffa “Dimensione Cultura”.

    Fusco esordisce nella letteratura italiana nel 2014, un talento ‘recente’, se così possiamo definirlo, che attraverso i suoi romanzi si instaura perfettamente nei cuori dei lettori.

    Lo stesso scrittore ai nostri microfoni, confessa di non aver assolutamente previsto un simile successo: “Scuoto la testa e lo ribadisco anche a voce, assolutamente no, non mi sarei mai aspettato un simile successo. È cominciato tutto come un gioco, un esperimento di cui volevo vedere la conclusione. Mai avrei pensato di pubblicare una serie dedicata al Commissario Casabona, con ben 4 romanzi. L’obiettivo che mi ero prefissato era quello di trovare un buon editore che pubblicasse il mio romanzo, arrivato a quel punto mi sentivo già abbastanza soddisfatto”.

    E a proposito del suo esordio letterario Fusco continua: “era arrivato il momento di mettere insieme i miei ricordi e dargli un valore. Dopo anni di silenzio ho deciso che i tempi erano maturi per buttare giù qualcosa”.

    Gli affezionati lettori del giallista italiano erano rimasti un po’ bloccati dalla fine dell’ultimo libro “Il metodo della fenice” che non preannunciava un proseguimento delle avventure del commissario toscano. Con quel volume si chiude infatti una trilogia che lo stesso autore definisce “la trilogia di Valdenza” e da qui il sottotitolo del nuovo romanzo “un nuovo inizio per il commissario Casabona”.

    “Con i primi tre libri si è chiusa una fase molto più introspettiva del commissario Casabona. L’obiettivo di questo nuovo lavoro è aprire la scena agli altri personaggi che facevano già parte delle mie storie, come quelli della squadra mobile. Inoltre ho cercato anche di rendere le avventure del Commissario un po’ più leggere e accompagnare alla normale vita riflessiva del commissario una lettura più godibile da parte del lettore”.

    Antonio Fusco non è solamente un noto scrittore che ha ormai conquistato il favore del pubblico con i suoi noir. Il padre del commissario Casabona è infatti un funzionario della Polizia di Stato e un criminologo forense, in pratica ‘uno del mestiere’.

    I suoi libri,  sono costruiti su un’accurata introspezione psicologia dei personaggi, le indagini narrate non cadono mai nel macabro o nella fantascienza. La scena del crimine viene spiegata ai lettori in un modo del tutto innovativo e attraverso gli occhi di chi, purtroppo o per fortuna, può superare il nastro bianco e rosso che divide il mondo.

    “Ogni volta che vedo quel nastro mi viene in mente il motivo per cui ho deciso di fare questo lavoro. “Te l’ho mai detto Massimo perché ho deciso di entrare in polizia?” chiese Casabona. […] Rimasi folgorato da quella scena, provai quasi un senso di invidia, per quegli uomini che per me erano star del cinema, i protagonisti principali del film che stava andando in onda. Fu quello il momento in cui dissi a me stesso che da grande sarei diventato come loro. Oggi sotto quel nastro ci passo anch’io, perché ci devo passare, senza particolare entusiasmo, ormai conosco troppo bene quello che c’è dall’altra parte e non mi piace per niente. Non ci trovo nulla di emozionante nell’andare incontro al male. Sai che ti dico Massimo, noi possiamo anche dividere l’umanità in quelli che passano la striscia bianca e rossa e quelli a cui non è consentito farlo. Stanotte io invidio tutte le persone che non sono state fatte passare e che sono tornate a dormire senza portarsi addosso questo puzzo di morte”.

    A rendere indimenticabile il pomeriggio di domenica sono state anche le letture di Lorenzo Praticò di Spazio Teatro, un vero artista, che ha prestato la sua voce ai personaggi di Fusco, e che con la sua bravura ha dato vita al libro di fronte agli occhi dei presenti.

    Fusco racconta ai nostri microfoni: “La passione per la lettura e la scrittura mi segue fin dall’adolescenza, ma la predilezione per ciò che scrivo è probabilmente dovuta al mestiere che svolgo. Quando scrivo un libro e nella mia mente scelgo cosa narrare so già molto sul tema che andrò a spiegare e quindi il tutto risulta molto scorrevole e naturale”.

    Quello messo in atto dallo scrittore, in quest’ultimo volume, è una sorta di abbondono consapevole del personaggio in favore della coralità.

    Il modo in cui lo scrittore napoletano, ormai toscano d’adozione, si approccia al mondo del noir incatena il lettore alla pagina. Non si tratta delle solite storie fini a se stesse, ma a romanzi con un’etica, che con profonda empatia ed umiltà rispettano il dolore di chi, certi crimini, li ha vissuti sulla sua pelle.

    Nei romanzi di Fusco, il ‘male’ è solo un espediente che fa da sfondo ad un’atmosfera più intima, non vi è alcuna spettacolarizzazione, come spesso accade nei programmi che passano in tv al pomeriggio o alla sera.

    Inoltre il nostro scrittore racconta la vera Italia, quella delle province e non delle grandi metropoli che ben poco si addicono al bel paese. Le sue storie sono infatti ambientate a Valdenza, una cittadina immaginaria che però sembra essere una vera e propria reincarnazione della Toscana odierna, in particolar modo di Pistoia, luogo in cui Fusco lavora ormai da molti anni.

    Ne “Le vite parallele” si parla anche di rapporti umani, come quelli che intercorrono tra genitori e figli e tra moglie e marito. Lo stesso protagonista infatti durante le pagine del libro si troverà a combattere con sentimenti contrastanti che albergano il cuore di qualsiasi uomo. “Tutti i rapporti sono altalenanti se sono veri e vivi” afferma Fusco, durante la presentazione del libro. – Se invece tutto è statico, vuol dire anche che è morto“.

     

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