• Il tour di Biagio Antonacci, che ha segnato numerosi sold out, farà tappa anche in Calabria, organizzato dalla Esse Emme Musica di Maurizio Senese, il 16 e 17 gennaio, quando arriverà al PalaCalafiore di Reggio Calabria. Un successo, quello di Antonacci, che non si fermerà alla sola Italia: se per primavera è previsto il nuovo tour “Dediche e manie” che prende il titolo dalla recentissima pubblicazione dell’omonimo album uscito su etichetta Iris e distribuito da Sony Music, a febbraio il tour varcherà i confini nazionali e raggiungerà per la prima volta anche la Russia, dove sarà il 12 a San Pietroburgo e il 13 a Mosca.

    Come sta? Come sta andando il nuovo tour? Sta registrando sold out su sold out già da prima del debutto e prima ancora dell’uscita del nuovo album. Come si sente rispetto a questo? Non ha paura dell’eventualità di deludere le aspettative?
    «Sono molto soddisfatto di come sta procedendo il nuovo tour, non solo per i sold out che ovviamente mi riempiono di gioia, ma soprattutto per la risposta affettiva ed emotiva del pubblico che ad ogni concerto mi abbraccia con un calore davvero ineguagliabile. Nonostante siano passati molti anni dai miei inizi e dai primi spettacoli live, rimango sempre meravigliato dalla fedeltà del mio pubblico che mi ricarica con una energia positiva che sembra inesauribile; mi stupisce ancora di più il rispetto che la gente dedica al mio percorso artistico, anche quando questo rispetto proviene da coloro che non sono proprio i miei fan più assidui».

    Quali sono le sue manie?
    «La mia mania principale è la musica, il vero motore di tutta la mia esistenza professionale e non solo, perché la musica per me non è una professione, anche se l’affronto ogni giorno con il giusto rispetto che dovrebbe avere qualsiasi lavoratore per ciò che fa. Io ho la grande fortuna di aver trasformato questa mia enorme passione in un lavoro e perciò mi ritengo un uomo grato alla vita per questo regalo, anche se ovviamente è qualcosa che in parte mi sono guadagnato con grandi sacrifici e con una gavetta davvero lunga. La dedizione per ciò che fai è la chiave di qualsiasi risultato positivo, indipendentemente dalla professione che eserciti».

    In “Dediche e manie” è cambiato qualcosa, a partire dalle sonorità, passando anche per una virata cantautorale, senza disdegnare elettronica e, addirittura, la trap. Ho avuto modo di parlare con alcuni suoi fan che si sono detti quasi tutti in po’ spiazzati a un primo ascolto, salvo aggiungere che dal secondo “spacca” lo stesso. Cosa è cambiato in Biagio Antonacci?
    «Il mio percorso di artista e cantautore è sempre stato molto lineare, anche nella sua costante evoluzione, fatta sempre di ricerca. Sin dai miei esordi ho sempre avuto come modelli artistici i più importanti cantautori italiani, da Dalla a De Gregori, da Fossati a Ron, da De Andrè a Battisti, ricordando anche Venditti, Concato, Fortis ed il grandissimo Pino Daniele, con il quale ho avuto il piacere e l’onore di duettare. Credo che l’evoluzione debba coesistere con la tradizione ed è quello che cerco di fare nei miei lavori. Suoni nuovi che siano in grado di sposarsi con melodie che appartengono al mio stile ed alla tradizione cantautorale che mi ha formato. Difatti, nel mio ultimo album “Dediche e manie” ho avuto il piacere di ospitare due giovani artisti che mi hanno accompagnato in stili musicali che non sono classici della mia carriera, come nel caso del brano “Sei nell’aria” in duetto con Laioung, un cantante trap di notevole talento e respiro internazionale. Mario Incudine, cantautore siciliano di altissimo profilo e dalle indiscusse capacità interpretative, nel brano “Mio fratello”, sempre presente nel mio ultimo album, canta invece nello stile siciliano del “cunto”».

    Ha mai avuto l’impressione che un suo messaggio non sia stato colto in pieno soprattutto dai suoi fan? Qualcosa che le ha fatto pensare: “questa mi sa che non l’hanno capita”?
    «Non ho la pretesa di piacere a tutti, ognuno ha la propria storia e la relativa risposta del pubblico. Sono contento quando ricevo delle critiche costruttive, perché io non do mai nulla di scontato e dunque ogni mio nuovo lavoro è prima di tutto una nuova prova. Nei miei album, sin dagli inizi, ho spesso azzardato con stili differenti, sempre nel rispetto del mio modo di scrivere e comporre e ciò mi ha portato dei riscontri positivi ed a volte anche delle critiche, ma questo è normale».

    Biagio Antonacci è uno di quei pochi artisti in Italia che oltre a riempire i palazzetti, può vantare ottimi numeri nelle vendite, in netta controtendenza con un mercato che, attraverso alcuni sistemi digitali, sembra quasi allontanare i potenziali acquirenti dal prodotto (Spotify su tutti). È la dimostrazione che la qualità sarà sempre premiata? Crede che la musica riuscirà a ritornare mai ai bei tempi dei supporti fisici, un po’ come sta succedendo con il vinile?
    «La qualità deve essere ricercata nella musica e non nel mezzo che si utilizza per ascoltarla. La nostalgia è un sentimento nobile, ma non possiamo restare radicati al passato ed ai formati che abbiamo sempre utilizzato. La vita stessa è in evoluzione e, pertanto, lo è anche la musica e qualsiasi altra forma di arte esistente. Sono il primo ad amare la filosofia del vinile e del cd, basta pensare che del mio ultimo album c’è anche una versione in musicassetta, oltre che in L.P. , ma credo che oggi siano importanti anche i nuovi formati digitali. L’ascolto della musica attraverso le piattaforme digitali è una grande risorsa e credo che vada valorizzata da noi artisti e dal pubblico, perché possono dare la libertà a chiunque di ascoltare i propri cantanti e musicisti preferiti ovunque, anche da un telefono. Evoluzione e tradizione devono coesistere».

    Il suo è un ritorno in Calabria: ha qualche aneddoto o ricordo legato a questa terra che vuole raccontarci?
    «In Calabria ho vissuto dei momenti davvero indimenticabili della mia vita professionale; prima di tutto per la risposta di pubblico che è andata crescendo e ciò sin dall’origine della mia carriera. Nei miei primi tour estivi mi capitava spesso di fare numerosissime date in Calabria e mi ricordo che il popolo, di questa terra fantastica, mi ha sempre accolto con un entusiasmo incredibile, nonostante non avessi, ai tempi, il successo che ho oggi. E questa cosa non posso dimenticarmela, perché il calore di un pubblico che apprezza la tua musica, a prescindere dal fatto che tu sia famoso oppure no, vale più di qualsiasi altra cosa. E adesso, che avrò la fortuna di riesibirmi in questa splendida regione, sarà per me un enorme piacere tornare a cantare proprio a Reggio Calabria».

    fonte: corrieredellacalabria.it

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