• di Enzo Bollani – Adriano Celentano dal punto di vista di un 18enne. Fatico veramente a trovare le parole adatte, perché non è possibile trovarle, e andrebbero costruite ad hoc. Adriano Celentano sfugge ad ogni tipo di omologazione: ASI, CSAI o qualsiasi altra. Un cavallo da corsa è meno pazzo di lui, e fortuna vuole che abbia una donna come Claudia Mori, al suo fianco dal 1962, dal set di “Uno strano tipo”. Adriano sfugge a ogni classificazione, sempre e comunque.

    La fortuna più grande della mia vita è quella di aver incontrato sulla mia strada Lucio Dalla, che peraltro incontrai al bar, perché nulla mi ha salvato la vita più del bar, e sono orgoglioso di essere da bar. Perché nessun bar è come quelli che diventano il mio bar. Se ciò non fosse accaduto, non avrei potuto essere con Adriano sul set di “Francamente me ne infischio”, andando persino in onda con lui, scattando una Polaroid in diretta, davanti a milioni di italiani.

    Avevo e ho il destino segnato, ma tanto lo dovrò sempre anche a lui, ed è per questo che trovo il coraggio soltanto ora, alle 22:23 del 6 gennaio, per tenere presente che sia il suo 80esimo compleanno. Fortuna vuole che non abbia il suo numero di telefono, se non quello di casa di Rosita, o dell’ufficio di Milano e di casa a Galbiate, perché i miei auguri gli arrivano lo stesso, in silenzio, tutti i giorni.

    Adriano Celentano è un mistico, forse un aviatore. Tanto che non c’è mai stato quasi alcun contatto con il mio fraterno amico Lucio, che però mi dette il suo disco, con tanto di dedica, per lui. Era il 1999 e “Ciao” era appena uscito. Andammo insieme a comprare alcune copie, solo per gli amici, alla Mondadori che allora c’era in via Farini, a Bologna. Lucio firmò per lui una dedica, e io consegnai il disco ad Adriano, che mi ringraziò, come mi ringraziò il giorno successivo alla diretta della seconda puntata di “Francamente me ne infischio”, il 15 ottobre 1999.

    Avevo 18 anni, e per me era tutto normale. Ora ne ho il doppio, ma sono giovane il doppio di allora, e ringrazio le stelle o la Luna, o la fortuna di avere potuto accedere a tanto. Ho ancora molto da imparare, dalle esperienze di allora, e se devo parlare di Adriano Celentano, o di sua moglie, che è la sua estensione più razionale all’apparenza, non basta un libro di 387 pagine. E non in corpo Fabio Volo. Allora è per questo che, per tutto il mese di gennaio, dedicherò molto spazio alla sua discografia, nel mio sito.

    Analizzerò ogni suo disco, ogni sua uscita, perché solo tenendo presente le gesta di un Mito, che un Mito rimane per sempre. E noi italiani, smemorati e irriconoscenti, dobbiamo imparare almeno questa disciplina. Altrimenti saremmo solo dei francesi. Loro sanno fare solo questo, e infatti illuminano benissimo i monumenti.

    Noi siamo scarsi. Adriano è invece un genio dell’illuminotecnica.

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