• Una serata magica al Parco Ecolandia per la seconda tappa dell’Ecojazz. Una serata in cui i fuoriprogramma l’hanno fatta da padroni mettendo a dura prova le coronarie del patron Giovanni Laganà. Si parte dall’inizio quando a salire sul palco non è l’attesa band di Richard Bona ma l’ensemble percussionistica di Luca Scorziello che realizza un cameo di benvenuto per il maestro jazz. Bona & Company assistono divertiti alla performance dei “tamburi pazzi di Luca Scorziello” come li ha definiti lo stesso Laganà salutandone la performance: “D’altronde questo è il jazz – ha commentato divertito mentre i ragazzi dalla maglietta nera sfilavano con i loro tamburi – genio, sregolatezza e improvvisazione”.
    Bona deve averlo preso in parola anche se parla poco l’italiano, perché insieme a Osmany Paredes (piano), Luisito e Roberto Quintero (percussioni),Ludwig Alfonso (drums), Dennis Hernandez (trumpet) e Rey Alejandre (trombone) hanno giocato col pubblico e con le note musicali dando vista ad uno spettacolo partecipato che ha eliminato le barriere tra palco e gradinate dell’arena.
    Proprio questa, rinnovata per l’occasione nei colori e nell’allestimento ha fatto da cornice alle note a volte struggenti a volte divertite del maestro erede delle tradizioni “Griot” del nonno (cantante e narratore dell’Africa Occidentale).
    Una sequenza di melodie avvolgenti che ha incantato il pubblico e lo ha reso partecipe della magia della notte ad Arghillà con lo sfondo austero dell’antico fortino che sembrava prendere vita sotto le luci del palco.
    I minuti volano leggeri fra il blues e il jazz e, passata mezzanotte, l’artista fa per andare via dopo aver salutato il pubblico. Ma succede qualcosa di strano. Non è la rituale richiesta di bis a cui il cantante accondiscende con la riproposta dell’ultimo brano, ma è la voglia di restare assieme, complice una temperatura gradevolissima che sull’altopiano invoglia a non andar via. E così, mentre il resto della band inizia a riporre gli strumenti, il professore Bona (tiene la cattedra di musica alla New York University) pazientemente prende il posto di Paredes al pianoforte e comincia a far cantare i tasti. Ma non basta. La gente vuole di più. E così, con gesto ammaliante si rivolge al pubblico: “Camon my friends…”. Dopo un attimo di perplessità, la gente comincia a scendere dai gradoni e si mette a cerchio intorno al pianoforte mentre Bona prima da vita a uno spettacolo nello spettacolo che conclude in piedi con l’intonazione di un canto potente. Un canto che a tutti è apparso come una preghiera per la gente, per la città di Reggio, il cui nome è risuonato più volte, per il pianeta. “Anche questo è l’ecojazz – ha commentato con gli occhi lucidi Laganà – condivisione di spiriti liberi che inseguendo la bellezza cercano di salvare il mondo”.
    Ma è già tempo di terza serata. Tutto è pronto al Parco Ecolandia per Toquinho e Selma Hernandes in “Toquinho in tour 2017, 50 anni di successi!”.

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